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Serena Severi

APPUNTAMENTO A SAMARRA Severi Serena

APPUNTAMENTO A SAMARRA
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APPUNTAMENTO A SAMARRA Prezzo dell'Ebook 3,99 Oppure scaricalo da

È la Vigilia di Natale. Nel parcheggio sotterraneo di un affollato centro commerciale viene rinvenuto il corpo di un uomo senza vita. Il corpo non è però quello di un uomo qualsiasi: è quello di Babbo Natale! Il maresciallo Dallara, insieme al medico Daniele Sini e al magistrato Caterina Miglionico, inizierà ad indagare sull’accaduto rendendosi presto conto che nulla è come sembra.

Primo capitolo

Capitolo I

La giornata era iniziata come tante altre.

Ma quella non era una giornata come tutte le altre; quella era la Vigilia di Natale.

Forlì, come tutte le città della cristianità, si era vestita a festa indossando il suo vestito migliore, e cercava ammiccante di rendersi più graziosa per invitare chiunque ne avesse la possibilità a mettere mano al portafogli.

Come ogni anno, si era ripresentata puntualissima la discussione politica sulle luminarie e, nonostante ciò, luci colorate addobbavano le strade del centro; i negozi esponevano qualsiasi tipo di merce spacciandola per un’idea regalo e, già da qualche giorno, i bambini si godevano le tanto attese vacanze natalizie.

Centinaia di clienti dell’ultima ora si riversavano nei centri commerciali per trovare un’occasione da regalare alla moglie o ad un amico; tanti regali, molto spesso inutili, che sarebbero stati riciclati all’occorrenza o lasciati dentro qualche armadio a prendere polvere.

Come spesso accadeva nei giorni di festa, anche quella mattina il maresciallo Dallara era in servizio e non riusciva proprio a farsi avvolgere dall’atmosfera festosa.

Dopo aver consumato una lauta colazione insieme alla moglie Veronica che, nonostante potesse rimanere a letto fino tardi, si alzava sempre per passare con lui i primi momenti della giornata, era entrato nella caserma di corso Mazzini quando mancava qualche minuto alle sette.

Passo pesante, un secco “Buongiorno” ed era apparso subito chiaro a tutti che il suo umore, anche quel giorno, non fosse dei migliori.

 Da quando aveva saputo che ai primi di maggio sarebbe diventato papà, alternava momenti di euforia ad altri di puro nervosismo… prima della notizia, i momenti erano tutti di puro nervosismo.

Non che Stefano Dallara fosse un cattivo carabiniere, anzi… aveva la stoffa del capo e la capacità di seguire le piste come un cane segugio, ma aveva anche quello che si poteva definire un carattere di merda. E, nonostante ne fosse perfettamente consapevole, provava una sorta di piacere perverso a perseverare nella propria stronzaggine.

Dopo aver passato la selezione del concorso per crescere di grado, stava studiando per la prova che avrebbe dovuto sostenere a Roma nel mese di marzo e la cosa lo agitava parecchio anche se per niente al mondo lo avrebbe ammesso. La sua carriera nell’arma era avanzata velocemente fino ad essere, appena quarantenne, maresciallo maggiore grazie ai successi raggiunti nelle indagini degli ultimi anni.

Non appena varcata la porta del suo ufficio, si lasciò cadere pesantemente sulla poltroncina girevole, come se fosse reduce da chissà quali fatiche e, di malavoglia, iniziò a leggere e firmare uno dei tanti documenti che giacevano impilati sulla sua scrivania ormai da diversi giorni. Il caffè arrivò dopo qualche minuto e fu classificato “imbevibile” come sempre; però ormai, quel caffè semi disgustoso, era una prassi e il maresciallo non ci avrebbe rinunciato per niente al mondo. Aveva le sue liturgie il maresciallo Dallara, rituali che si ripetevano sempre uguali e il cui minimo cambiamento avrebbe destato nel carabiniere un ulteriore motivo di malcontento. Malcontento che avrebbe compromesso l’intera giornata.

Solo verso le undici, quando la mattinata sembrava scorrere via tranquilla, Coseno bussò alla porta.

Alto e alquanto allampanato, l’appuntato aveva per il suo superiore un rispetto reverenziale.
Deglutì imbarazzato prima di iniziare a parlare:

«Dottore mi scusi…», e rimanendo sulla porta, non si azzardava ad entrare.

Non sentendolo continuare, Stefano alzò la testa dal foglio che stava visionando.

«Coseno, ti scuso, ti scuso, mi devi dire qualcosa? Non vedi che sono occupato?»

«Hanno chiamato dall’Iper… è sparito Babbo Natale» e fece una smorfia aspettando le conseguenze per quello che aveva appena detto.

«Ѐ sparito chiiii? Ma che cazzata è mai questa?», iniziò a sbraitare il maresciallo.
L’appuntato, che si aspettava la reazione esagerata, era già pronto con la risposta: «Un certo Giovanni Casamento, stamattina si è presentato al lavoro vestito da Babbo Natale come prevedeva il suo contratto temporaneo; ha preso servizio alle nove in punto, ma da più di un’ora non si trova da nessuna parte, i bambini lo stanno aspettando, qualcuno ha iniziato a piangere…»

«Gli sarà venuto un attacco di colite e sarà tornato a casa. Ma che cazz… ormai ci chiamano per qualsiasi stronzata», poi pensando ai piccoli che si erano recati al centro commerciale solo per vedere Babbo Natale e magari portargli la loro letterina ebbe una sorta di moto di magnanimità e continuò: «Che facciano vestire qualcun altro. Immagino avranno un altro vestito. Babbo Natale o la Befana, la prassi è sempre la stessa. Per fare la denuncia si aspettano le ventiquattro ore dalla scomparsa!»

Coseno girò i tacchi e fece per tornare da dove era venuto; un pensiero prese forma nella sua testa: erano le undici passate e quella era la Vigilia di Natale; se Babbo Natale fosse ricomparso solo ventiquattro ore più tardi, nessuno, al risveglio, avrebbe trovato i regali sotto l’albero.

 Questo pensiero però, decise di tenerlo per sé.

Anno pubblicazione

2020

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