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Barbara Muto

CORTIGIANI, VIL RAZZA DANNATA

CORTIGIANI, VIL RAZZA DANNATA
Prezzo del libro 3,49
CORTIGIANI, VIL RAZZA DANNATA Prezzo dell'Ebook 3,49

La contessina Anna Gioberti ha da poco compiuto diciotto anni e sogna l’amore di un impavido eroe; la sua matrigna però insiste affinché si decida al più presto a prendere marito, obbligandola a frequentare feste atte allo scopo. Quando Anna scopre che suo padre ha promesso la sua mano al giovane pallido e tremolante Arturo De Leo, e che intende annunciarne il fidanzamento ufficiale, scappa attraverso i boschi verso il porto più vicino, con l’intento di raggiungere il Nuovo Mondo. Anna si imbarca ma la nave viene sottoposta a razzia dai pirati, che intendono vendere tutte le donne presenti come schiave su un’isola spagnola. Il capo dei pirati, Francisco Lopez, uomo dal fascino irresistibile, propone ad Anna di diventare la sua amante, in cambio le permetterebbe di tenere la piccola Elisa, bambina di colore che nel frattempo è rimasta orfana. Le due figure, dapprima inconsciamente e poi in maniera sempre più forte, saranno cruciali per la “rinascita” di Anna e per i suoi sogni di indipendenza. Una storia d’amore e non solo, tormentata e ricca di colpi di scena.

Primo capitolo

Cap. I

Era un fantastico tardo pomeriggio di primavera, di quelli in cui il tempo sembra volersi fermare sull’ultimo tiepido raggio di sole, che irradia le chiome dei passerotti in amore, col sottofondo del loro cinguettio melenso.

 Anna sdraiata a pancia in giù sul suo bel letto di raso, dondolando le caviglie per aria, immersa in una delle sue preferite letture narranti le gesta di impavidi eroi, aveva dimenticato la festa a casa dei Durante, alla quale avrebbe dovuto partecipare di lì a poco; fu la sorellastra Giada a ricordarglielo, piombando nella stanza e urlando: «Non ti sei ancora vestita? Sbrigati o mamma si adirerà tantissimo.»

La matrigna di Anna, Eleonora, ne aveva sposato il padre due anni prima, e da allora si era impossessata della gestione della casa, della servitù, e quel che è peggio, adesso voleva dettare legge anche sul suo futuro, obbligandola a decidersi al più presto se sposare il baronetto smilzo, cagionevole di salute e pallido Arturo De Leo, che già da mesi visitava la sua casa col timido intento di corteggiarla, o il vecchio conte Ripoli, cinquantenne vedovo, del quale si vociferava picchiasse la povera moglie defunta, prima della sua scomparsa in misteriose circostanze.

Anna detestava queste feste, che avevano il solo scopo di trovare marito alle giovani in età idonea e viceversa, contratti tra famiglie nobili e infelici, che ne avrebbero generato altre.

Il padre di Anna, il conte Giovanni Gioberti, rimasto vedovo cinque anni prima, adorava sua figlia, perciò non aveva mai voluto obbligarla a una scelta affrettata, consapevole di quanto la ragazza sognasse l’amore di un prode cavaliere; ma Eleonora, vedova anch’essa e madre di Giada, pressava affinché Anna prendesse atto di non essere già più una bambina, e di dover contribuire ai privilegi della famiglia dei quali finora aveva solo goduto, prendendosi ella stessa la briga di scartare i partiti meno abbienti, per spronarla verso i più convenienti, che Anna aborriva.

La povera Giada, di soli due anni più grande di Anna, aveva dovuto sposare qualche anno prima Antonio Di Blasi, detto il ciccione, un ventiduenne obeso e lentigginoso, per far contenta sua madre, la quale adesso le rimproverava di non aver ancora avuto un figlio; come se fosse scontato avere un figlio da un uomo così.

«Non lo sopporto, mi stringe troppo!» protestava Anna mentre Giada le allacciava il corpetto, sul quale poi avrebbe indossato l’elegante vestito che Eleonora aveva scelto per lei.

Giada, che aveva un carattere buono e remissivo, tentava di convincere Anna che non serviva a niente ribellarsi, tanto alla fine sua madre avrebbe avuto la meglio, come sempre; ma Anna aveva uno spirito ribelle, e non avrebbe permesso a nessuno di decidere per il suo futuro, meglio la morte.

Si accinse Anna a frequentare quella festa, con lo stesso stato d’animo di quelle che l’avevano preceduta: annoiata, sbadigliando, contando i minuti che la separavano dal suo ritorno a casa, quando in gran segreto, nascondendo la lampada sotto le lenzuola, avrebbe continuato a leggere fino alle prime ore del mattino.

Durante il viaggio in carrozza fino a casa dei Durante, però, Anna fu costretta a distogliere lo sguardo dai verdi prati fioriti al di là della tendina, e i suoi pensieri dai sogni a occhi aperti, per concentrarsi sul brusco tono che Eleonora aveva assunto verso il remissivo marito: «Devi dirglielo o lo farò io! È tempo che scenda dalle nuvole, e poggi i piedi per terra, un mese passa presto!»

Anna fissò suo padre, senza profferir parola, in attesa di una spiegazione su quell’ennesimo commento acido della matrigna, e lui con timidezza si decise a dirle: «Ho atteso i tuoi tempi più che ho potuto, mia adorata figlia, ma ormai hai compiuto diciotto anni; ho promesso la tua mano al giovane De Leo, stasera annunceremo il vostro fidanzamento ufficiale.»

«Che cosa?» sbottò Anna: «No, mi fa schifo! Si regge in piedi per miracolo; è pallido, tremolante, magro, io non lo sposerò mai!» asserì decisa la ragazza, ma Eleonora le tirò una sberla sonante sul volto, carica di tanta rabbia: «Svergognata!» le urlò: «Farai quello che dice tuo padre, ti piaccia o no!»

Anna trattenne le lacrime poiché glielo impose il suo innato orgoglio, quello che aveva ereditato da sua madre, una donna forte che le aveva insegnato a lottare per i sogni in cui credeva, prima di ammalarsi e andarsene a vegliarla dalle stelle, da dove adesso le stava suggerendo “Scappa” mentre Anna le fissava oltre la tenda, inquieta, non sopportando la vista del debole padre, né della perfida matrigna che le stavano di fronte.

Scesero dalla carrozza come fossero d’accordo, come se già quelle poche parole, una sberla e un pianto soppresso, fossero stati sufficienti ad acclamare un futuro, quello infelice di Anna, ed Eleonora salendo le scale di casa Durante, e prendendo sotto braccio suo marito, gli stava dicendo fiera: «Hai visto? Non era poi così difficile.»

Il conte Gioberti, cui non erano sfuggite le lacrime negli occhi trattenute dalla figlia, e che pativa forse più di lei, si voltò a cercarla alle sue spalle, ma Anna era scomparsa.

 

Anno pubblicazione

2020

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