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GIALLOFESTIVAL 2019 Bardoni Roberto Aiassa Giuseppe

GIALLOFESTIVAL 2019 Prezzo del libro 16,00

GIALLOFESTIVAL 2019 Prezzo dell'Ebook 3,99 Oppure scaricalo da La Felltrinelli

Tutti i racconti finalisti della prima edizione di Giallofestival

Primo capitolo

DELITTO IMMAGINARIO
Giuseppe Aiassa

 

Non sapevano che li stessi ascoltando.
La notte era calda e bellissima, illune, tuttavia uno sciame di stelle occhieggiava pietosamente verso di me e in qualche modo misterioso leniva il mio dolore, senza placare la rabbia che mi offuscava la vista e faceva muovere a scatti le mie gambe come un tarantolato. Alice, mia moglie (o forse dovrei dire la mia ex moglie?), aveva riso dei miei tentativi di riconciliazione e se n’era andata con armi e bagagli dal suo principe azzurro di turno, senza nemmeno lasciarmi il tempo di dire bah, manco fosse scoppiata la terza guerra mondiale. E ora eccomi lì, al buio, lungo la scogliera, ad ascoltare con le orecchie tese una conversazione che rischiava di diventare sempre più compromettente e pericolosa.
Erano due ombre che parlavano: non le avevo sentite arrivare e dapprima le mie orecchie avevano percepito solo suoni sommessi, avviluppato com’ero nel mio guscio di dolore. Poi le voci, una maschile e una femminile, avevano penetrato la mia solitudine e scalfito la mia rabbia; adesso ero sicuro che stessero architettando un omicidio, sicuro quanto la decisione di Alice era irrevocabile.
— Accidenti, non va bene! — stava dicendo la ragazza, con una punta di stizza nella voce. Quanti anni poteva avere? Venti? Venticinque?
Il suo compagno non rispose subito; nel silenzio assoluto sentii deglutire l’uomo, prima di rispondere con voce tranquilla e chiara:
— Perché? Mi sembra un’idea perfetta.
— Toglitelo dalla testa: il delitto perfetto non esiste.
L’idea “perfetta”, mi sembrava di aver capito, era quella di eliminare una donna (una rivale in amore? una parente dei due? una ficcanaso? una datrice di lavoro? Accidenti, perché, invece di pensare ossessivamente ai miei guai coniugali, non ero stato più attento fin dall’inizio?).
Il giovane, trent’anni al massimo, rise un pochino, commentando ambiguamente: — Proprio tu lo dici!
Dal rumore seguente, capii che i due avevano assunto una posizione più comoda e si erano abbracciati, anzi forse si stavano baciando. Amore e morte, proprio come in una tragedia di Shakespeare o, per stare in tema, in un giallo di Agatha Christie. Purché a nessuno dei due venisse in mente di dare un’occhiata intorno, altrimenti ai miei problemi personali se ne sarebbero aggiunti altri. Non osavo muovere un muscolo né respirare: cosa avreste fatto voi, con due potenziali assassini distanti pochi metri, separati dal terzo incomodo solo da uno sperone di roccia? La reazione più naturale sarebbe stata darsela a gambe ed è quello che avevo intenzione di fare non appena se ne fosse presentata l’occasione. Nel frattempo, ero più immobile di una mummia egizia, confortato dal fatto che l’oscurità mi fasciava completamente e mi rendeva praticamente invisibile. Intanto la ragazza aveva ripreso a parlare con quella voce dolce e agghiacciante al tempo stesso:
— Non la sopporto più, caro. Dobbiamo escogitare qualcosa.
— Certo, sono d’accordo.
— E allora?
— Ma hai appena respinto la mia idea!
— Che razza di idea! Non è minimamente originale e i poliziotti sentirebbero puzza di bruciato lontano un miglio!
— I poliziotti? Quando mai hanno scoperto qualcosa?
Ci fu un crepitio e, subito dopo, del fumo azzurrino salì verso il cielo, segno evidente che lui, o lei, o entrambi avevano acceso una sigaretta.
Per concentrarsi meglio, opinai, su come far fuori una sventurata:
Dio, in che situazione mi ero ficcato! La domanda successiva della giovane donna mi fece accapponare la pelle.
— Hai portato la pistola?
— Sicuro. Questo posto pullula di malintenzionati, non lo sai?
Risero entrambi, due risate dissimili, eppure straordinariamente uguali, mentre io rabbrividivo nuovamente: mio Dio, avevano un’arma e l’avrebbero usata, se mi avessero scoperto. Maledissi Alice, me stesso e la decisione di riflettere in un luogo isolato.
— La signora Ventura è diventata insopportabile. Bisogna eliminarla a ogni costo — riprese risolutamente la ragazza.
— Siamo più realistici, cara, il tuo fair play è fuori luogo. Ammazzarla è la parola giusta, non ti pare?
— Giusto, ammazzarla.
Dio del cielo, cosa aveva mai combinato la signora Ventura per meritare una fine simile?
— È egoista e pettegola — iniziò lady Macbeth con acredine.
Be’, anche Alice lo era, a modo suo, considerai con un nodo alla gola.
— Non dimenticare che è anche diventata, con l’avanzare dell’età, acida e intrattabile — rincarò la dose l’amico.
Alice, mi balenò, lo era sempre stata, anche durante il periodo del fidanzamento.
— Ma soprattutto — sottolineò lei — è una ricattatrice.
Mi sentii decisamente spiazzato: la signora Ventura superava ampiamente mia moglie in quanto a malignità e perversione. Tuttavia, pensandoci bene… in realtà mi trovavo nelle mani rapaci della mia cara consorte, che al momento opportuno avrebbe saputo manipolare in modo superbo i giudici e così potermi spillare denaro a più non posso per il divorzio. Oh, conoscevo bene le sue arti ingannatrici e quasi sicuramente anche lei non avrebbe disdegnato il ricatto, se quest’ultimo fosse tornato a suo vantaggio: come si somigliavano Alice e la sconosciuta signora Ventura!
— È proprio indegna di vivere. — La voce della ragazza, seria e gelida, mi strappò dalle mie riflessioni.
— E noi la faremo fuori, come abbiamo fatto con il fratello — concluse il giovane amante, lanciando in mare il mozzicone della sigaretta, che disegnò nell’aria una scia luminosa.
Dunque avevano già ucciso il fratello della signora Ventura!
Incominciai a sudare copiosamente e suppongo che per alcuni minuti la vista mi si sia annebbiata. Involontariamente spostai il piede sinistro e qualche sassolino grattò sotto la mia scarpa.
— Hai sentito? — era la voce dell’assassina, che alle mie orecchie ora suonava tenebrosa e allarmante.
— Cosa?
— Un rumore… lieve come un sospiro.
— Uno scherzo della tua immaginazione, come sempre.
Tornò un silenzio assoluto, greve d’attesa: la mia serata, cominciata malissimo con Alice, si era trasformata in un incubo e dipendeva soltanto dal mio sangue freddo, e dalla fortuna, non cadere in balia di due spietati assassini per di più armati. Ma la Fortuna sovente non mi aveva assistito…
— Non è difficile uccidere — constatò in quel momento lady Macbeth con un filo di voce appena udibile — è difficile ideare un piano originale.
— Per far fuori la vecchia, dici?
Così, la signora Ventura era anziana, mentre Alice era ancora giovane, ma egualmente detestabile e, perché no, ugualmente da eliminare. Quel pensiero si insinuò furtivamente nella mia mente sovreccitata e iniziò a germogliare lentamente: ero ancora sudaticcio e un furore nero, sconosciuto, si impadronì di me… io che mi ritenevo ed ero ritenuto l’essere più inoffensivo del mondo. Che dico, dell’universo!
— Naturalmente. Chi, se no?
— Ah, siamo daccapo. Intendi dire che vuoi realizzare un omicidio originale, superlativo, mai concepito prima, vero?
La risposta della giovane fu una replica agghiacciante:
— Sì, stavolta tutto deve essere perfetto: il movente c’è, ma tutto il resto è ancora poco credibile e dobbiamo spremerci il cervello perché il delitto risulti originale, ineccepibile, inspiegabile.
— Originale, ineccepibile, inspiegabile — ripetè lui stancamente: tre aggettivi e, se avessi avuto il coraggio di sbirciare, lo avrei visto scuotere la testa in preda allo sconforto.
— Il veleno è fuori discussione. — La giovane aveva alzato la voce, che risuonò perfida nelle tenebre azzurre.
— Non ti avrei mai suggerito una cosa del genere. Il veleno lascia tracce e oggigiorno lo adoperano solo gli sciocchi.
— No, no, niente veleno. Un mezzo abusato, ormai — convenne l’assassina con calma glaciale. — Escludo anche un’arma da fuoco.
— Troppo rumore, hai ragione. Perché non tirare semplicemente il collo alla vecchia gallina?
— È un delitto originale, ineccepibile, inspiegabile, secondo te?
— Questa sera sono sottotono quasi nudo vicino a te: ho ben altro per la testa, sai…
— Cerca di calmare i bollenti spiriti. Non abbiamo più molto tempo… tra venti giorni tutto deve essere finito.
— Maledetta signora Ventura!
Era come annaspare in preda a una paralisi in acque infide e sconosciute o essere stato catapultato in un mondo alieno e ostile: come potevano quei due pianificare un delitto adottando persino un tono leggero, quasi da operetta? Non osavo quasi respirare e inghiottivo lentamente la saliva per sciogliere il nodo che si era formato in gola. Mentre i due diabolici amanti continuavano a elaborare idee e metodi delittuosi, riflettei che, dal canto mio, non mi ero mai abbandonato a simili congetture macabre… be’, siamo sinceri, quella sera avrei strozzato volentieri Alice per il suo comportamento nei miei confronti, ma poi come la sarei cavata con i carabinieri? Quelli fanno una figura barbina solo nelle barzellette... nella realtà, invece, ti incastrano in quattro e quattr’otto e ti ritrovi a languire in una cella in compagnia di brutti ceffi. E poi io aborrisco la violenza, anche se eliminare la mia consorte significa rendere un servizio non solo al sottoscritto, ma all’intera umanità.
— Amore, eureka, ho trovato! — La voce dell’uomo si levò cristallina nella notte illune.
— Dimmi, dai, non tenermi sulle spine!
— Basta aggiungere un piccolo dettaglio alla signora Ventura e il gioco è fatto.
— Sono tutt’orecchi.
— La signora Ventura soffre di cuore, vero?
— Lo sappiamo benissimo tutti e due.
— Per questo è costretta tutte le sere a inghiottire delle pillole, giusto?
— Giustissimo.
— Se fosse daltonica, non distinguerebbe il colore delle pillole, dico bene? Voglio dire, l’assassino ne potrebbe approfittare a suo vantaggio. Mia cara, ti sto servendo su un piatto d’argento un delitto originale, ineccepibile e inspiegabile, meglio di Agatha Christie e John Dickson Carr messi assieme!
— Ma è geniale! Sia ringraziato il cielo! Non sapevo come cavarmela, questa volta! Ma certo: la signora Ventura è daltonica, confonde il rosso con il verde… ecco come l’assassino la farà fuori, sfruttando la sua infermità visiva. Dobbiamo metterci subito al lavoro!
Di che diavolo stavano blaterando? Dietro lo scoglio, mi tappai la bocca con le mani, aguzzando contemporaneamente le orecchie. Questa volta, a rompere il silenzio fu lei, l’assassina: il tono di voce era quasi gioioso.
— Cristo, la vita di una scrittrice di gialli è proprio dura!
— Non direi, se al suo fianco c’è un maritino che la tira ogni volta fuori dai guai.
— Devo proprio ammetterlo: questa volta, senza di te, non avrei saputo dove sbattere la testa. Il guaio è che trovare idee nuove e originali è come cercare il classico ago nel pagliaio. Senza contare che i lettori si aspettano da te sempre un capolavoro.
— Ne hai già scritti due, di capolavori.
— E questo sarà il terzo. Oh, come sono felice, stasera! Guarda che stelle! Manca solo la luna.
— Sei tu, la mia luna.
— Non vorrai mica riprendere a scrivere poesie, vero? Nessun poeta è mai diventato ricco.
I due scoppiarono a ridere, lasciandomi letteralmente a bocca aperta. Benedetti ragazzi! E io che temevo di avere a che fare con una pericolosa coppia di assassini! Quasi non credevo alle mie orecchie: ero sollevato ma allo stesso tempo deluso. Quei due erano… degli imbrattacarte che progettavano omicidi… ma solo sulla carta! E ci campavano anche, ero pronto a scommettere. L’incubo si era dissolto come nebbia al sole e per la gioia avrei palesato la mia presenza e offerto loro persino un caffè. Con una dose massiccia di purgante, per la paura che avevo provato.
— Questa volta mi merito qualcosa di più della solita dedica. — Era di nuovo lui, l’“assassino”, che parlava. — Perché non convinci l’editore a mettere anche il mio nome in copertina?
— Il tuo nome? Stai scherzando, spero. No, non se ne parla nemmeno.
— Che male c’è nel chiamarsi Paolo Gallina?
— Nessun male per me, tesoro. Tutto il male del mondo per un editore, te lo garantisco.
— Intendi dire che i lettori non gradirebbero un nome come il mio?
— Esatto. È troppo prosaico, non colpisce l’immaginazione. Invece Angelica di Costantino evoca nobiltà, fantasia e mistero.
— Ma tu ti chiami Maria Rossi.
— Questo è il nostro segreto, amore.
A suggellare il segreto giunse al mio udito lo schiocco di un bacio. Dunque avevo frainteso tutta la conversazione: i due giovani non progettavano un omicidio a mente fredda, bensì ero stato, era proprio il caso di dirlo, un testimone auricolare di un difficile e creativo parto letterario di un genere narrativo che andava per la maggiore. La signora Ventura esisteva solamente nell’immaginazione di una scrittrice, destinata a scomparire ingloriosamente per la gioia di un manipolo di lettori assetati di sangue e di enigmi da risolvere. La triste realtà era che Alice esisteva realmente, in carne e ossa, con la sua lingua tagliente e il suo lieve daltonismo che…
La coppia sconosciuta se n’era andata, silenziosamente com’era venuta, come due fantasmi creati dalla mia mente, la quale ora lavorava freneticamente, simile a un meccanismo a orologeria ben oliato. Alice non soffriva di cuore come l’inesistente signora Ventura, ma assumeva regolarmente due pillole al giorno per la pressione arteriosa. E, incredibile ma vero, soffriva di una forma leggera ma fastidiosa di daltonismo…
Mentre le stelle si spegnevano una a una, io precipitavo lentamente in un abisso senza fondo e buio come il firmamento che mi sovrastava. Infine trassi un lungo sospiro: ora sapevo come agire per liberarmi una volta per tutte di Alice. Naturalmente avrei acquistato il romanzo di Angelica di Costantino, alias Maria Rossi e, a tempo debito, mandato al marito un bigliettino di ringraziamento.
In fondo se lo meritavano, no?

Anno pubblicazione

2019

Pagine

440

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-379-8

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