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Mara Zeli

LA CRUDA REALTÀ

 LA CRUDA REALTÀ
Prezzo del libro 3,49
 LA CRUDA REALTÀ Prezzo dell'Ebook 3,49

Entrò in cucina e vide il tavolo apparecchiato per la colazione, solo per lei. Di fianco alla tazza una rosa e un biglietto con il suo nome. Inizia così il peggior incubo di Veronica. In poche ore scopre che il marito ha perso tutto: villa e patrimonio. Decisa a capire come possa essere successo, alla notizia della morte, cerca tra i documenti del marito ma quello che trova le sembra surreale. Mentre pensa a un modo per risalire dal burrone suona il cellulare, legge il numero e il suo cuore perde un colpo: quanto ha desiderato e temuto che lui la chiamasse negli ultimi dieci anni...

Primo capitolo

Capitolo 1

Parma, mercoledì 11 Aprile 2016

Veronica si svegliò, allungò la mano di fianco a lei, il letto era freddo. Sentì una morsa stringerle il cuore. Che strano, era la stessa sensazione che aveva provato quando il dottore le aveva detto che non avrebbe più rivisto sua madre, allora aveva dodici anni. Si alzò, aprì la porta del bagno, «vuoto, scese le scale chiamando il marito:

«Walter! Walter… dove sei?»

Entrò in cucina e vide il tavolo apparecchiato per la colazione, solo per lei, di fianco alla tazza una rosa e un biglietto con il suo nome

Sentì la terra franarle sotto i piedi, non riusciva a capire le proprie sensazioni, era sposata con Walter da dieci anni, vivevano in una meravigliosa villa sulle colline parmensi, il lavoro di suo marito e un’eredità che lui aveva ricevuto, permetteva loro di vivere come volevano, avevano tutto, mancava solo un figlio che non erano riusciti ad avere. Per questo motivo non riusciva a capire il senso di panico che si era impadronito di lei.

Si sedette e aprì il biglietto:

Veronica, amore mio, il mio desiderio più grande è vederti felice, avrei voluto darti tutto, ma non ci sono riuscito, investimenti sbagliati e altre cose hanno consumato tutto,  nel cercare di rimediare ho prelevato dei soldi dal fondo della ditta, Umberto se ne è accorto e ha minacciato di denunciarmi, l’unico modo per fermarlo è il tuo corpo, la paura del disonore mi ha costretto a fare una cosa che ora mi fa più male che vedere il mio nome infangato, ho firmato un foglio dove dichiaro che il mio debito sarà pagato da te. Mi vergogno immensamente, ma ormai l’ho fatto, ho pensato che forse per te non dovrebbe essere così difficile, ti ho conosciuto in un night club. Perdonami se puoi, io non ci riesco, per questo non mi vedrai più.

Addio amore mio.

Walter

Veronica lesse e rilesse quelle poche righe, senza riuscire a credere a ciò che lui aveva scritto, sicuramente era uno scherzo, di pessimo gusto, ma uno scherzo. Lo chiamò al cellulare ma non ricevette risposta, decise di cercarlo in ditta:

«Buongiorno, sono la signora Ferroni, potrei parlare con mio marito.»

«Mi dispiace ma non è ancora arrivato, se vuole le passo il signor Umberto…»

«No grazie, richiamo io più tardi.»

Non voleva parlare con Umberto prima di aver capito bene cos’era successo.

Rilesse il biglietto: “Investimenti sbagliati e altre cose hanno consumato tutto”.

Tutto cosa? Il suo patrimonio?  Non avevano più soldi? Ma se le aveva regalato un’auto costosissima solo pochi mesi prima, il giorno del suo trentasettesimo compleanno. “Nel cercare di rimediare ho prelevato dei soldi dal fondo della ditta”.

Perché non ne aveva parlato con lei? Avrebbero potuto vendere l’auto, la casa, la barca, lei aveva dei soldi, avrebbe potuto darglieli.

Ho firmato un foglio dove dichiaro che il mio debito sarà pagato da te”. Per pagare i debiti sarebbe dovuta andare a letto con Umberto? Una persona viscida e immorale. Walter non poteva volere questo. Non se l’amava. Se veramente l’amava allora perché aveva scritto: “Per te non dovrebbe essere così difficile, ti ho conosciuto in un night”. Era vero, si erano conosciuti in un Night Club, ma lei stava servendo al bar, non era una escort, non aveva mai venduto il suo corpo. Quando gli aveva chiesto di non parlare del passato, era solo perché non voleva parlare della sua famiglia, non aveva mai pensato che lui l’avesse reputata una prostituta. Doveva essere uno scherzo, sì, sicuramente era uno scherzo, lui l’amava, non poteva essere vero. Doveva capire, fece colazione, si preparò e uscì di casa per raggiungere la ditta del marito.

Usando il bluetooth della macchina riprovò diverse volte a richiamare il marito, ma il telefono suonava a vuoto.

All’ingresso di Parma, fu fermata dai Carabinieri per un controllo, lei consegnò i documenti per la registrazione e l’ufficiale raggiunse il collega, li vide digitare i suoi dati, poi i due uomini parlarono tra loro, raggiunsero l’auto e uno dei due le disse: «Signora, mi dispiace, siamo costretti a requisire la macchina, risulta pignorata su richiesta del concessionario.»

«Mi scusi. È impossibile, mi è appena stata regalata da mio marito, per favore ricontrolli.»

«Mi dispiace ma abbiamo controllato due volte, sicuramente è un errore, ma noi non possiamo lasciarla andare.»

«Ma cosa devo fare? Mi arrestate?»

«No signora, non si preoccupi, siamo costretti a fermare l’auto, ma le chiamiamo un taxi, l’importante che resti a disposizione nel caso avessimo bisogno di contattarla.»

«Aspettate, provo a richiamare mio marito.»

Niente, per l’ennesima volta non ricevette risposta; il suo viso era distorto dal panico.

«Vi ringrazio, spero che sia solo un brutto sogno.»

Il carabiniere era profondamente dispiaciuto, Veronica era una donna bellissima, ma quello che lo aveva colpito erano gli occhi, pieni di panico e paura, non se la sentiva di lasciarla sola.

«Se avesse bisogno non esiti a contattarmi»  le disse consegnandole un biglietto sul quale aveva appena scritto il suo numero di cellulare.

«Sarò a sua completa disposizione.»

«La ringrazio, parlerò con il concessionario e risolverò tutto.»

«Facciamo una cosa, l’accompagniamo noi dal concessionario, lei salga in auto con me e dia le chiavi dell’auto al mio collega.»

Quando il concessionario vide Veronica entrare seguita dai carabinieri, si alzò dalla scrivania e li raggiunse rivolgendosi alla donna in tono brusco.

«Finalmente, speriamo che l’auto non abbia subito danni, non capisco certe persone, se non ti puoi permettere questo tipo di auto, è inutile comperarle.»

«Per favore, non usi questo tono con la signora, entriamo in ufficio e parliamo da persone civili» disse il Maresciallo al concessionario, con un tono che non ammetteva repliche.

«I fatti sono molto semplici, il marito della signora, tre mesi fa, ha ritirato l’auto Porsche Cayenne che aveva ordinato per la moglie, ha pagato con un assegno che è risultato scoperto, lo abbiamo contattato diverse volte, ma lui ha sempre accampato scuse.»

Veronica sentì il pavimento aprirsi sotto i piedi. Era tutto vero, doveva risolvere la cosa e uscire all’aria fresca, aveva bisogno di pensare.

«Scusate, per favore mi dice quanto le deve mio marito?» chiese con voce tremante.

Quando il concessionario disse la cifra, lei prese dalla borsa il carnet con gli assegni del conto personale e dopo averne compilato uno con l’importo dovuto, lo consegnò. Il concessionario lo prese titubante.

«Non si preoccupi, può ritirarlo tranquillamente, altrimenti telefoni alla Suisse banca e chieda se è scoperto.»

Il concessionario scettico telefonò alla banca e dopo aver avuto conferma della copertura dell’assegno, lo intascò consegnando le chiavi a Veronica.

«Mi scusi» disse il Carabiniere rivolgendosi all’uomo. «Mi sembra che manchi qualcosa.»

«Cosa? La signora ha pagato quindi siamo a posto.»

«Io penso che la signora meriti le sue scuse, è stata trattata come una ladra mentre non lo era.»

«Ma io non potevo sapere…»

«Appunto, neanche la signora, l’auto le è stata regalata, lei non poteva sapere che non era stata pagata, prima di insultarla, avrebbe dovuto spiegare con calma i fatti. Chieda scusa.»

«Lasci stare, la cosa importante è che io possa uscire subito a respirare aria pulita. La prego, tolga subito la denuncia, non voglio essere fermata un'altra volta» disse Veronica alzandosi e uscendo, quasi correndo, dall’ufficio.

Riprovò per l’ennesima volta a telefonare al marito, ora il cellulare risultava non raggiungibile.

«Signora Veronica, è stato tutto risolto, il concessionario ha tolto la denuncia e noi adesso rientriamo in sede e togliamo la segnalazione, se avesse bisogno, non esiti a contattarci.»

Veronica ringraziò gli agenti e, salita in macchina, si diresse verso la sede della ditta di suo marito.

La macchina di Walter non era nel parcheggio, questo non era un bel segno, entrò negli uffici, si rivolse alla reception e chiese di parlare con il marito.

«Mi dispiace, il signor Ferroni non è in ufficio, vuole parlare con il signor Parenti?»

«No grazie, ripasso più tardi. Buongiorno.»

Era sempre più frastornata, non capiva dov’era Walter, perché non rispondeva al cellulare.

«Veronica Veronica.»

Lei senti il cuore fermarsi, non voleva incontrare Umberto prima di aver chiarito.

«Ciao Umberto, cercavo Walter.»

«Si sarà nascosto dalla vergogna» disse Umberto, con tono gelido.

«Vieni, dobbiamo parlare.» Lei lo seguì nel suo ufficio, si sedette di fronte alla scrivania e, con le mani posate sulle gambe, attese.

«È inutile perdere tempo, tuo marito ha rubato centomila euro dalla cassa della ditta circa un anno fa, ho fatto finta di non accorgermene ma lui non lo ha più restituito, quando l’ho affrontato e gli ho chiesto la restituzione, lui è scoppiato in lacrime, non avete più niente, la vostra casa è ipotecata, i gioielli di famiglia venduti, in parole povere siete pieni di debiti.»

«Com’è possibile? Le proprietà, i conti in banca…»

«Azioni sbagliate e la vita vissuta al di sopra delle vostre possibilità, lui era più vecchio di te e sapeva che per poterti avere doveva dare il massimo.»

«Ma il lavoro che svolgeva a Venezia diceva che fruttava molto.»

«A Venezia visitava solo il casinò e quello è servito a fargli perdere gli ultimi soldi rimasti. Sono cose che non mi riguardano, a me interessa soltanto questo» disse consegnandole un foglio piegato a Veronica.

Lei sentì mancare il respiro, si fece forza e iniziò a leggere:

Io Walter Ferroni, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, dichiaro di aver rubato al mio socio e alla ditta centomila euro, se non riesco a restituire il tutto entro un mese da oggi, il mio debito sarà pagato da mia moglie. Umberto avrà diritto ad un fine settimana con lei.

In fede Ferroni Walter

10 Marzo 2012”

Veronica strappò il foglio in mille pezzi.

«Non puoi chiedermi questo» disse ad Umberto.

«Non sono io che te l’ho chiesto, è stato Walter. Il contratto è regolare e l’originale è scritto su carta stampata e firmata da testimoni che naturalmente non sono a conoscenza del contenuto. Quella che hai strappato è una copia, l’originale la conserva il nostro Avvocato.»

Veronica estrasse il carnet degli assegni, sarebbe rimasta senza soldi ma avrebbe evitato l’umiliazione di dover subire le attenzioni di un uomo disgustoso.

Umberto sorridendo le spiegò: «Mi dispiace, il contratto è scaduto ieri, non puoi più pagare con i soldi.» E ridendo con sarcasmo le prese la mano e la posò sulla sua evidente erezione.

«Ti ho desiderato dalla prima volta che ti ho visto, vedrai come ci divertiremo insieme, finalmente capirai cosa si prova con un vero uomo; Walter non ha le palle, è un inetto, un essere inutile. Scommetto che non ha neanche avuto il coraggio di dirtelo di persona.»

Veronica era sull’orlo d’una crisi di pianto, ma sentire il disprezzo nella voce dell’uomo, l’aiutò a sostituire la disperazione con la rabbia, non avrebbe mai dimostrato a quell’essere spregevole la sua fragilità, si alzò, e voltandosi verso la porta disse: «Ti farò sapere quando sarò disponibile a saldare il debito, sicuramente il prima possibile.»

Chiuse la porta dietro di sé senza attendere risposta.

“Aria, finalmente aria fresca, devo sapere, devo capire cosa sta succedendo ma soprattutto dov’è finito Walter, nella lettera diceva che non lo rivedrò più. Cosa significa? Prima cosa da fare devo andare in banca”. Pensò salendo in auto.

Entrata in banca si rivolse ad una consulente: «Buongiorno, posso parlare con il Direttore?»

«Certo signora Ferroni, lo chiamo subito. Mi scusi, non sta bene?»

«La ringrazio Sandra, sono un po’ raffreddata. Aspetto in sala d’attesa?»

«Si accomodi pure, il direttore la riceve subito.»

Il direttore l’accolse con un gran sorriso.

«È sempre un piacere vederla, come sta?»

«Lasciamo perdere le frasi di rito e andiamo al sodo: voglio sapere la nostra situazione finanziaria, la verità e voglio sapere tutto.»

L’uomo si sedette e schiarendosi la voce le disse: «Come ho già detto ieri al signor Ferroni, la situazione è piuttosto critica.»

«Mi dica tutto per favore senza giri di parole.»

«Ok, il vostro conto ha uno scoperto di centonovanta mila euro, sono stati rifiutati assegni per il valore di cento diecimila euro, in oltre l’ipoteca sulla villa ha due rate insolute del valore di novantamila euro l’una.»

Veronica si sentì morire, si fece forza e chiese: «A quanto ammonta l’ipoteca sulla casa?»

«La casa è stata valutata cinque milioni di euro, avete ricevuto un finanziamento di due milioni di euro e al momento ne sono stati restituiti solo cinquantamila ma coprono a malapena i primi interessi.»

«Quindi il finanziamento è stato stipulato con durata ventennale, a che tasso d’interesse?»

L’uomo aprì una carpetta e le spiegò tutto rispondendo alle domande della donna.

Il direttore era sempre più perplesso da certe domande, alcune anche molto tecniche. Spread, ammortamento… lui come altri avevano sempre pensato fosse una bambolina dal cervello vuoto, evidentemente sbagliando, ma Walter sapeva che sua moglie aveva un cervello? Sicuramente no, se avesse chiesto consiglio a lei alcune cose sarebbero state diversamente.»

Veronica uscì dalla banca e si diresse nello studio dell’avvocato di suo marito.

«Non perdiamo tempo con inutili preamboli, mi risulta che mio marito sia fallito finanziariamente, è vero?»

«Se non mi autorizza suo marito…»

«Mio marito è introvabile e oggi ho scoperto a mie spese che la nostra posizione finanziaria non è quella che credevo. Vorrei sapere tutto per poter decidere come comportarmi, io e Walter non siamo in comunione dei beni come ben lei sa, ma la mia casa è la villa e il suo conto in banca è cointestato. O mi spiega per filo e per segno ciò che abbiamo sia di proprietà che di debiti, o io le mando la finanza, conosco certe pratiche pagate in modo poco chiaro e lei sa meglio di me che controllando lei, gli agenti creeranno non pochi problemi ad alcuni suoi clienti con conti in Svizzera.»

«Lei non può fare questo, io…»

«Non solo posso, lo farò. Tanto non ho niente da perdere.»

Veronica uscì dallo studio dell’avvocato due ore dopo; del patrimonio immobiliare del marito non restava più niente, anzi esisteva un debito nei confronti dell’avvocato di altri novantacinquemila euro. La cosa che l’aveva turbata di più era che anche lui conosceva l’accordo che il marito aveva contratto con il socio. Anche l’avvocato le offrì di saldare i debiti andando a letto con lui. Gli uomini erano proprio dei porci.

Mentre saliva in macchina si vide specchiata in una vetrina, era alta un metro e settanta, aveva un fisico asciutto da fotomodella con un seno abbastanza pronunciato, i lunghi capelli biondi incorniciavano un viso dall’ovale perfetto, le labbra ben delineate davano al viso un’espressione sempre dolce, aveva due bellissimi occhi grigioverde che in questo momento erano coperti da occhiali da sole. Sua madre e sua zia le dicevano spesso che la sua bellezza le avrebbe aperto tante porte, ma che le avrebbe causato anche tanto dolore, tutti avrebbero visto in lei una bambola vuota, dimenticandosi che lei aveva un cuore, ma soprattutto un cervello. Si era laureata a pieni voti in Economia e commercio e in Finanza. Mettendo a frutto ciò che aveva imparato, era riuscita ad accantonare un discreto patrimonio prima di sposarsi, con i pochi soldi che era riuscita a risparmiare lavorando mentre studiava, semplicemente comprando e vendendo azioni, era riuscita ad acquistare un attività che le rendeva circa cinquantamila euro all’anno che venivano versati in un conto personale svizzero, al momento del matrimonio, possedeva risparmi per circa duecentomila euro.

Appena sposata aveva accennato al marito il suo desiderio di lavorare nel centro contabile, ma lui aveva iniziato a ridere e le aveva detto di godersi la vita e di lasciar riposare il suo cervello, avevano un capitale enorme e la ditta fruttava bene, quindi non avevano bisogno di soldi, lei non aveva avuto il coraggio di ribattere, ma negli anni aveva continuato a giocare in borsa senza dire niente al marito ed era riuscita a raggiungere poco più di cinquecentomila euro sul conto che aveva aperto a Parma.

Doveva tornare a casa e decidere come comportarsi, doveva cercare di capire dove fosse finito Walter.

Aveva provato altre volte a contattarlo telefonicamente, ma il telefono risultava sempre irraggiungibile.

 

Entrata nel cortile della villa non vide l’auto di Walter. Aveva sperato di ritrovarlo a casa. Decisa, entrò direttamente nell’ufficio del marito, cominciò a frugare in tutti i cassetti, aprì la cassaforte e controllò tutto. Il quadro che emerse era ancora più tragico di quello che già conosceva, riprovo a contattare il marito, ma ricevette sempre la stessa risposta.

Il suo stomaco cominciò a brontolare, guardò l’orologio d’oro e diamanti che portava al polso e si accorse che erano le otto di sera, non mangiava dalla mattina.

Entrata in cucina vide che la domestica le aveva preparato un arrosto con verdure cotte, le sue preferite, si sedette e mangiò tutto con gusto. Mentre mangiava le sorse un dubbio: la domestica era stata pagata?

Si fece un caffè e rifece mentalmente il punto della situazione, voleva essere pronta ad affrontare il marito, ma voleva anche essere in grado di proporgli una soluzione.

Suonò il telefono, numero sconosciuto, ma lei conosceva benissimo chi la chiamava, il cuore prima si fermo poi iniziò a batte come un pazzo:

«Ciao.»

«Cosa succede? Voglio la verità.»

Lei non riuscì a trattenere le lacrime.

«Walter è scomparso, ha lasciato dei debiti, ha rubato dei soldi dalla ditta. Avevi ragione tu, non è affidabile.»

«Non ho mai detto che non fosse affidabile, ho detto che non ti meritava, si è innamorato dell’involucro e non si è accorto che il pacchetto conteneva altro.»

«Ti servono dei soldi?»

«No, grazie, riesco a coprire i debiti con i miei risparmi.»

«Ti servono anche quelli in Svizzera?»

«No, mi ha fatto piacere sentire la tua voce.»

«Anche a me, fammi sapere se hai bisogno, se vuoi vengo lì.»

«No, se tornasse Walter, sarebbe imbarazzante.»

«Ricordati che io voglio solo il tuo bene, posso rimanere lontano da te anche se mi manchi tantissimo, ma devo sapere che stai bene. Ti voglio bene.»

«Anch’io te ne voglio, tanto.»

Chiuse la telefonata, il pianto era stato liberatorio e parlare con lui l’aveva sempre calmata. Con la mente più lucida, rilesse la lettera del marito.

Lui non sarebbe più tornato, si era suicidato? Cosa poteva fare per fermarlo, era possibile aggiustare tutto, lei non aveva bisogno della villa, la barca e l’oro, aveva bisogno d’essere amata, ma lui l’aveva veramente amata? Se l’amava come poteva buttarla nelle braccia di un'altra persona? E lei avrebbe continuato ad amarlo sapendo che lui la barattava per dei soldi? Certo un fine settimana con lei lo aveva barattato con centomila euro, ma anche se di lusso, l’aveva sempre considerata una puttana.

 

La mattina dopo, tentò per l’ennesima volta di contattare Walter, non ricevendo risposta, trascrisse con il computer del marito, la lettera che le aveva lasciato omettendo il patto stipulato con il socio, la stampò e recuperato il biglietto da visita del Maresciallo, lo contattò e ne denunciò la scomparsa.

I Carabinieri la raggiunsero e compilarono tutte le carte, espletate le varie formalità la lasciarono dicendole che l’avrebbero contattata appena avessero avuto novità.

 

Convocò la domestica, veniva tutte le mattine e due volte la settimana anche il pomeriggio, era una signora di cinquantasei anni, sposata e con un figlio che viveva all’estero, aveva l’aspetto della tipica mamma emiliana, leggermente in carne e sempre sorridente: «Carla, mio marito mi ha lasciato una lettera dove dice che ha dei debiti e che non tornerà più, le dico questo perché vorrei sapere se le sono stati pagati tutti gli stipendi.»

«Signora non so se…»

«Carla, io ero all’oscuro di tutto, purtroppo ero convinta che mio marito mi conoscesse, ma evidentemente ha pensato che non fossi in grado di ragionare, la prego, sia sincera con me come io lo sono con lei.»

«Sì, suo marito mi deve gli ultimi stipendi, gli ultimi cinque.»

«Perché non mi ha mai detto niente, perché ha accettato di continuare a lavorare senza ricevere il dovuto?»

«Lei è sempre stata molto gentile ed educata, merita che io le dica la verità. Io faccio la governante da più di trent’anni, da venti in questa casa, con lei è sempre stato bello lavorare, mi ha sempre trattato da persona alla pari, non è mai stata disordinata, non ho mai trovato cose sconce come succedeva prima che lei arrivasse, per questo motivo ho continuato a lavorare qui, mi dispiaceva lasciarla.»

«Grazie Carla, le sue parole sono balsamo per le mie ferite, non so se sarò in grado di tenerla ancora con me, ma farò il possibile.» Disse prendendo il blocchetto degli assegni e compilandone uno con la somma a saldo.

«Grazie signora Veronica, ma il signore si è trasferito altrove, non vivete più insieme?»

«No, ma temo che non lo vedremo più, ho appena compilato la denuncia di scomparsa, ma non ho grandi speranze, non ci resta che pregare che non faccia ciò che penso. Mi ritiro nell’ufficio di Walter, se avesse bisogno sono là, per pranzo mangerei volentieri della pasta in bianco. Carla, grazie per il pranzo di ieri.»

 

Aveva speso diecimila euro per la domestica, le aveva dato un piccolo extra per ripagarla dei mesi arretrati, ne aveva spesi novantaquattro  per l’auto, doveva pagare le due rate del finanziamento, rientrare dei centonovantamila del conto corrente, e trentamila di spese arretrate che aveva in sospeso la banca,  pagato questo nel suo conto in banca rimanevano poco più di centomila euro, la copertura di due rate del finanziamento, ce la poteva fare, doveva adottare le strategie giuste.

La priorità era recuperare un poco di soldi, non voleva intaccare il conto svizzero, quello doveva rimanere come ultima risorsa.

Decise di vendere i suoi gioielli, poteva vivere ugualmente senza l’orologio con i brillanti. La soluzione sarebbe stata vendere la villa, ma non sarebbe stato facile. La struttura era formata da una casa centrale composta da due piani, a pianterreno c’erano: una sala enorme con un tavolo per trenta persone, che non avevano mai usato, due salotti, una sala pranzo, un ufficio e due bagni con antibagno, il primo piano aveva: la camera da letto patronale che comprendeva due cabina armadio e due bagni, mentre le altre tre camere matrimoniali avevano ognuna  la cabina armadio e il  bagno, ogni camera aveva una terrazzina, infine al secondo piano, un sottotetto mansardato, al momento era usato come ripostiglio, ma poteva diventare tranquillamente un appartamento. Sul lato destro, a circa quaranta metri dalla casa c’era la dependance, un edificio a due piani.                                                                                      

Il piano terra conteneva i quattro garage, mentre il piano superiore era formato da un appartamento che era stato arredato per l’autista, ma loro non lo avevano mai avuto, Carla lo teneva pulito e in ordine, ma non era mai stato abitato almeno da quando ci vivevano loro. Sul lato sinistro a circa cinquanta metri dalla casa, c’era una costruzione bassa che serviva da spogliatoio per la piscina e per il campo da tennis.

Tutto intorno, un prato all’inglese con alcune aiuole; dietro la villa un piccolo frutteto con l’orto che veniva curato dal giardiniere. Il giardiniere sarà stato pagato?

Mentre pensava ciò sentì il rumore del tagliaerba, uscì in giardino.

«Buongiorno Luigi, posso offrirle un caffè? Devo parlarle.»

«Buongiorno, mi cambio e arrivo.»

«Mi dispiace crearle disturbo obbligandola a cambiarsi.»

«Nessun disturbo, il tempo perso lo recupero poi, altrimenti se non le dispiace possiamo sederci un attimo in veranda.»

Veronica optò per la veranda, infilò una giacca e mentre usciva chiese a Carla di prepararle il caffè.

La giornata era piacevolmente tiepida, la veranda era protetta dai tre lati ed esposta al sole per quasi tutta la giornata, Veronica amava trascorrere il tempo libero leggendo e spesso lo trascorreva proprio in veranda.

Il giardiniere si era appena seduto quando arrivò Carla con il caffè, Veronica le chiese di unirsi a loro. Quando la domestica rientrò con le tazze vuote si rivolse al giardiniere.

«Mi scusi Luigi se mi permetto di farle certe domande, ma di voi e dei vostri compensi si è sempre occupato mio marito, da ieri sono cambiate molte cose, Walter è sparito e io ho scoperto che abbiamo alcuni debiti, lei ha ricevuto tutto quello che le spettava?»

«Il signor Walter mi ha chiesto se potevo aspettare qualche mese per il mio onorario, io ho accettato, ma cosa vuol dire che il signore è sparito.»

«Non so, mi ha lasciato una lettera dove dice che non lo vedrò più e che siamo sommersi dai debiti. A quanto ammonta il suo onorario?»

«Sarebbero… sarebbero tremila e seicento euro.»

Veronica prese il carnet e compilò l’assegno poi lo consegnò all’uomo.

«Questi sono quattromila, ho aggiunto un piccolo extra per ringraziarla d’aver aspettato. Io mi rendo conto che ho bisogno di lei, il frutteto, l’orto, i prati, io non sono in grado di curarli, non saprei dove mettere le mani, ma non so se riuscirò a tenerla al mio servizio, devo ancora decidere se vendere o semplicemente chiudere la villa, purtroppo i miei risparmi sono terminati.» Disse con un filo di voce. Le piaceva molto quella casa, la prima casa che aveva sentito veramente sua, ma come poteva tenerla? Non era in grado di mantenerla.

«Lei con me è sempre stata molto educata, mi ha sempre fatto sentire uno di casa e non un dipendente, io lavoro in altre due ville, ma le assicuro che sono ben diversi da lei, io verrò da lei ancora due mesi, e consideri d’avermi già pagato, nel frattempo lei deciderà cosa fare. Se deciderà di tenere la villa, non si preoccupi per i soldi, vedrà che troveremo un accordo. Se ha bisogno non esiti a chiamarmi.»

Lei d’impulso gli buttò le braccia al collo e iniziò a piangere.

«Grazie. Mi scusi Luigi.»

«Non si scusi, pianga pure, poi si sentirà meglio.»

Veronica si asciugò gli occhi e sorrise al giardiniere, un uomo di quasi sessant’anni, la pelle cotta dal sole, le mani callose di una persona che ha sempre lavorato la terra, e un sorriso sincero, avrebbe fatto di tutto per poterlo tenere.

 

Anno pubblicazione

2020

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