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Carla Casazza

Pane, marmellata e tè: Tre casi per Beatrice Casazza Carla

Pane, marmellata e tè: Tre casi per Beatrice
Prezzo del libro 3,49
Pane, marmellata e tè: Tre casi per Beatrice Oppure scaricalo da La Felltrinelli

Beatrice Ardenzi, giornalista precaria nella redazione di un quotidiano di provincia, si è sempre occupata di tematiche sociali, fino a quando il suo direttore le affida una inchiesta sul “mostro della palude”, serial killer che mutila e uccide persone anziane. Un caso difficile per il commissario Matteo Croci e il suo braccio destro, l'agente Alessio Pelliconi, in cui Beatrice si trova coinvolta suo malgrado.

Primo capitolo

 

1

 

 

 

Fango, ovunque, sulle mani, sul viso. Se lo sente fra i denti.

 

E sangue. Tanto sangue. Ne avverte intensamente l’odore.

 

Beatrice si sveglia con un grido muto in gola.

 

Annaspando trova l’interruttore dell’abat-jour sul comodino e la luce calda che si diffonde la tranquillizza. Si alza a sedere sul letto, abbraccia le ginocchia e cerca di ridare un ritmo meno frenetico al cuore e al respiro.

 

Ancora quell’incubo che ritorna sempre con maggiore frequenza da quando ha intrapreso le ricerche per il dossier sui delitti seriali.

 

Non si è mai occupata di cronaca nera, ma stavolta il direttore ha preferito dare un taglio più introspettivo al pezzo: niente morbosa caccia alle streghe e sensazionalismi, piuttosto una ricerca psicologica dei motivi per cui la fredda brutalità ha preso il sopravvento sul raziocinio e la compassione.

 

Niente giornalisti dallo scoop facile abituati a scavare nelle vite di vittime e carnefici per suscitare l’attenzione dei lettori. È più adatta lei, che solitamente scrive di impegno civile e problematiche sociali.

 

Si alza dal letto: ormai sa che non riuscirà a riprendere sonno. E poi fra meno di un’ora dovrebbe suonare la sveglia.

 

Infila un cardigan sulla camicia da notte e va in cucina, accende il bollitore, mette la bustina di tè nella tazza.

 

Quello che la turba non è tanto l’angoscia che prova a causa dell’incubo, quanto il fatto che lo scenario in cui ogni notte si ritrova non è descritto in nessuno dei rapporti analizzati per l’articolo.

 

“Avrò poteri divinatori?” si chiede mentre versa l’acqua bollente.

 

Scrolla le spalle e con un grosso sospiro saluta la nuova giornata che ha davanti.

 

 

 

---------

 

 

 

«Ho una splendida notizia per te!»

 

Quando il capo inizia così, le vengono i brividi.

 

«Il sostituto procuratore Santi, a cui è affidato il caso del mostro della palude, ti permetterà di seguire direttamente le indagini.»

 

Beatrice sospira rassegnata mentre lui le fa segno di seguirlo nel suo ufficio. Purtroppo non può rifiutare l’incarico che il caporedattore le ha affidato: il suo contratto sta per scadere e se non si dimostra solerte rischia di dire addio a quel posto conquistato con fatica.

 

Il mostro della palude. Gli hanno affibbiato quel nome stupido, sembra il titolo di un B movie degli anni Cinquanta. Invece purtroppo è un essere reale, in carne e ossa, che ammazza in modo orribile anziani inoffensivi.

 

Ormai le vittime sono sei e ancora gli inquirenti non riescono a trovare il bandolo della matassa.

 

Un nome ridicolo per un pazzo a piede libero.

 

Inesatto, oltretutto, perché non c’è nessuna palude al margine sud della città, ma un terreno argilloso che appena piove si trasforma in una distesa di fango. È sfuggito alla diligente cementificazione operata in seguito al recente piano regolatore solo perché fa parte di una vasta area privata in cui sorgeva una fabbrica ormai inattiva da tempo, la Stigma.

 

«Vieni Bea, ti presento il commissario Croci.»

 

Nel piccolo ufficio di Mauro Lorenzoni, caporedattore dell’unica testata cittadina, attende un uomo sulla quarantina, alto, scuro di capelli e carnagione, che la attraversa con lo sguardo mettendola a disagio.

 

Le stringe la mano energicamente.

 

È chiaro che il poliziotto ha fretta.

 

«So che ha già letto la documentazione relativa al caso, perciò può iniziare subito, domani, seguendo l’interrogatorio preliminare dell’unica indiziata che abbiamo al momento. Ci vediamo alle 10 in Questura».

 

Bingo.

 

Con un sorriso stentato stampato sul viso Beatrice si congeda da Croci e va a rifugiarsi dietro al proprio computer nel grande stanzone, ribattezzato pomposamente open space, che ospita la redazione.

 

“Accidenti a me che ho accettato quest’incarico.”

 

Apre il taccuino con gli appunti e ne scivola fuori il volantino del corso di panificazione a cui si è iscritta qualche giorno prima. Un sorriso le alleggerisce l’espressione corrucciata. Adora impastare con le mani, energicamente e a lungo, finché la sua mente trova pace, adora l’odore umido che si sprigiona dal forno mentre la pagnotta è in cottura. Trova che sia ogni volta un miracolo. Un momento di bellezza semplice e pulita che la fa sentire di nuovo bambina, quando seguiva con curiosità e attenzione le mani della nonna che davano vita a meraviglie buonissime come il pane, le brioche, i biscotti.

 

Così ha deciso di iscriversi al corso: costa poco, è vicino a casa, e sarà l’occasione per trascorrere qualche serata diversa dalla routine cena-doccia-letto-libro. Da quando la sua storia con Lorenzo è finita ha sentito un insopprimibile bisogno di chiudersi in casa coi suoi amati libri e tenere fuori il mondo. Un mondo che vede sotto le peggiori sfumature al lavoro, del resto. Ora però, finalmente, ha di nuovo voglia di uscire e conoscere persone nuove. Perché non iniziare da un corso di panificazione? “Può sempre tornare utile” pensa ridacchiando tra sé e sé “nel caso non mi rinnovino il contratto”.

 

Poi accende il pc e cerca di concentrarsi sull’articolo che deve consegnare entro il primo pomeriggio.

 

 

 

---------

 

 

 

L’auto inchioda e il conducente inizia a suonare il clacson a ripetizione.

 

C’è andata vicinissima a farsi mettere sotto.

 

Beatrice, col cuore in gola, finge di non sentire le maledizioni che le urla il conducente dal finestrino. Una volta raggiunto il marciapiede di fronte si ferma, perché le gambe le tremano. Apre la cerniera del giubbotto che improvvisamente le sembra troppo pesante. Poi riprende a camminare con passo un po’ incerto.

 

Tutto ciò che quella mattina ha ascoltato in Questura le rimbalza ancora in testa.

 

Credeva di essere preparata a certe descrizioni, invece durante alcune fasi dell’interrogatorio è rimasta sconvolta per la cruda precisione con cui il sostituto procuratore Santi ha descritto i dettagli degli omicidi.

 

Un’incriminazione vera e propria non esiste. C’è una sospettata. Ma le prove per inchiodare la spaventata assistente domiciliare, che ha risposto sempre più turbata alle incalzanti domande degli inquirenti, non sono granché. Al punto che non hanno nemmeno emesso l’avviso di garanzia nei confronti della donna.

 

Beatrice è convinta che Natasha, così si chiama la sospettata, abbia semplicemente avuto la sfortuna di incrociare le vite delle vittime in passato.

 

Manca un vero movente.

 

Non regge nemmeno per un istante la motivazione secondo cui la donna avrebbe eliminato i suoi assistiti per vendicarsi di qualche torto subito o per mettere a tacere testimoni scomodi di reati non ben identificati. Inoltre, se si fosse trattato di una semplice vendetta, non li avrebbe assassinati in quel modo così spietato: un colpo di pistola alla tempia dopo avere inflitto una mutilazione sempre diversa e avere loro riempito la bocca e gli occhi di fango.

 

No. Questa pista non la convince nemmeno un po’.

 

Il commissario Croci si è dimostrato concorde con la sua tesi.

 

«Infatti» le ha risposto «stiamo cercando altri indiziati, altre motivazioni». Anche se, in fondo, un serial killer non segue la logica comune, perciò il movente potrebbe essere il più insolito e imprevedibile.

 

È talmente assorta nelle sue riflessioni che si trova di fronte all’ingresso della redazione senza essersi accorta di avere percorso il tragitto fino a lì.

 

Si siede pesantemente alla sua postazione, butta la borsa e il giubbotto su una sedia vicina e fissa il monitor del pc a lungo prima di accenderlo.

 

 

 

---------

 

 

 

Sta digitando furiosamente sulla tastiera del computer. Digita e cancella.

 

Da quando è rientrata in redazione, domande su domande le si affastellano nella mente impedendole di scrivere l’articolo sul centro sociale a rischio chiusura che Lorenzoni le ha assegnato.

 

Si alza dalla scrivania. Ha bisogno di muoversi, di prendere un po’ d’aria.

 

«Scendo al bar per un caffè» avvisa la collega, la quale annuisce senza staccare gli occhi dal monitor del proprio computer.

 

Fare due passi fino al bar però non serve a distoglierla dagli omicidi seriali.

 

C’è qualcosa che non le torna.

 

Secondo il rapporto della polizia le vittime sono decedute tutte dopo una lunghissima agonia. Ma il killer non ha seguito un copione sempre uguale: ogni vittima è stata seviziata in modo diverso.

 

Non vi è una regola precisa nemmeno nella scelta delle persone, a parte l’età avanzata.

 

Quattro uomini e due donne. Provenienze regionali diverse. Tutti però residenti da lungo tempo nei comuni vicini alla cosiddetta “palude”.

 

Anche l’estrazione sociale è varia: una casalinga, una maestra in pensione, un ex operaio, un notaio ormai a riposo, un medico e un ricco industriale. È stato lui la vittima numero uno e inizialmente si era pensato a una intimidazione o alla vendetta di un concorrente. Poi però hanno trovato la povera maestra straziata. E le ipotesi sono crollate miseramente.

 

Mentre entra nel bar il suono del cellulare la riscuote dai suoi pensieri riportandola alla banale realtà di un capo redattore ansioso che non tollera pause caffè troppo lunghe.

 

«Bevo il caffè e torno» risponde al telefono, chiudendo subito la comunicazione senza attendere una replica di Lorenzoni.

 

«Mauro, per favore, un macchiato».

 

Fortuna che la vita non è fatta solo di delitti seriali. Sorride fra sé assaporando la miscela robusta mitigata dal latte e guarda oltre la vetrina, nella piazza illuminata dal sole. Gli alberi dei giardini circostanti sono un tripudio di fiori bianchi e rosa. Finalmente la primavera è arrivata.

 

Beatrice saluta il barista ed esce a respirare l’aria che si è fatta tiepida.

 

 

 

Anno pubblicazione

2019

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