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Silvana Guarina

Vacanze in Toscana

Vacanze in Toscana
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Vacanze in Toscana Oppure scaricalo da

Laura aveva tutto: un marito, un figlio, un lavoro che le piaceva, un hobby che la coinvolgeva e quel che più contava saldi principi morali. Mai avrebbe immaginato che quella vacanza in Toscana, lontana dalla famiglia, le avrebbe cambiato la vita. Rispetto, devozione e responsabilità avranno la meglio sull’amore che suscita in lei uno sconosciuto incontrato sulla spiaggia di Rimigliano?

Primo capitolo

1° GIORNO

Aveva parcheggiato l’auto lungo il bellissimo viale che costeggia il Parco di Rimigliano, a San Vincenzo, facendo attenzione a non lasciarla proprio sotto un pino marittimo, per evitare che il vento che quella mattina soffiava forte dal mare, facesse cadere i lunghi aghi o addirittura una pigna sul parabrezza, sporcandolo tutto. Aperto il bagagliaio, ne aveva estratto l’occorrente per una piacevole giornata in spiaggia: ombrellone, sacca, spiaggina e la piccola borsa termica contenente le bevande sufficienti a soddisfare il suo bisogno di liquidi fino alle due, quando sarebbe andata al bar del parco per consumare un veloce snack. Carica, si era avviata verso la spiaggia, attraversando la zona dei lecci e la pineta, lungo sentieri ricoperti di aghi secchi che scricchiolavano sotto i suoi zoccoli. 

In prossimità della spiaggia, dove i pini si fanno più radi, il sibilo del vento soverchiava tutti gli altri rumori. Durante la giornata avrebbe dovuto togliere spesso la fine sabbia sollevata dal vento dall’asciugamano e dal libro che voleva leggere. Malgrado ciò, quel forte vento non le era sgradito perché avrebbe mitigato il caldo torrido di quel fine agosto.

Giunta sulla spiaggia, si era guardata intorno, alla ricerca di un angolo non molto affollato dove piazzare il suo ombrellone. Un decennio prima, rifletté, non sarebbe stato necessario. Il luogo non era ancora così frequentato e c’era sempre spazio sufficiente per la propria privacy fra un ombrellone e l’altro. Ricordò che quando suo figlio era ancora molto piccolo, aveva addirittura preso il sole in topless, senza vergognarsi, in quanto i più vicini d’ombrellone non potevano certo vederla mezza nuda. Ora c’erano dei tedeschi con due ombrelloni  e una specie di tenda per alcuni bambini chiassosi, una coppia di anziani comodamente seduti su seggiole pieghevoli arrugginite dalla salsedine con borse varie tutt’intorno, una signora immobile e lucida di olio abbronzante intenta a prendere il sole, e un piccolo ombrello piantato controvento per non farlo volare via, con un asciugamano già mezzo sepolto dalla sabbia, segno che il legittimo proprietario o proprietaria era a fare una passeggiata o a nuotare già da un bel po’.

Al di là dell’ombrellino c’era l’agognato spazio libero. Vi si era diretta a passo svelto, sprofondando nella sabbia, e subito si era scrollata dalle spalle tutte le tracolle dei suoi bagagli. Piantato l’ombrellone, aperta la spiaggina, vi aveva buttato sopra il suo grosso telo di spugna. Tolto il prendisole, si era finalmente seduta con un sospiro di sollievo, con le gambe al sole. Il suono insistente ma flebile del suo cellulare, proveniente dal borsone, interruppe il piacevole torpore nel quale era caduta. Il marito già la stava chiamando, alle nove del mattino, per sapere se tutto era ok.

Questa era la seconda estate che non poteva accompagnarla al mare, per motivi di lavoro. L’estate precedente, aveva assaporato appieno quella insperata libertà. Dopo trent’anni di matrimonio e tutte le vacanze trascorse con la famiglia, quella settimana da sola al mare era stata un toccasana. Nessun problema per cucinare, per scegliere le attività da fare o le passeggiate e i giri in macchina, in quel periodo perfino buona parte degli amici più cari non c’erano. Questa volta, invece, dopo solo un giorno di tutta quella libertà, era già un po’ preoccupata per gli altri che le restavano da trascorrere lì, in quello che da venticinque anni tutta la famiglia considerava il loro paradiso. Certo era attrezzata contro la noia: alcuni libri da leggere, il fido Nintendo con alcuni giochini e il suo nuovo programma per ripassare l’inglese un po’ arrugginito. Non avrebbe sentito la mancanza del marito, infatti, con l’età e i dispiaceri che il figlio dava loro, era diventato brontolone, pessimista ed esageratamente interessato ai problemi di un’Italia in recessione.

Riposto il cellulare nella borsa, si era nuovamente guardata intorno. I coniugi ora erano sul bagnasciuga, i tedeschi, bambini compresi, sguazzavano allegramente. La signora era ancora immobile sotto il sole, non aveva mosso un dito. Sorrise, pensando a una vicenda di Hercule Poirot. No, quella non era morta assassinata da un ancora sconosciuto killer, quella era solo una patita della tintarella. Sotto l’ombrellino, invece, si era sistemato il proprietario, tornato, forse da una passeggiata, e ora stava leggendo. Aguzzò gli occhi per vedere la testata del quotidiano. Suo marito, oltre i libri di Wilbur Smith o Ken Follet, che anche lei adorava, leggeva per ore sulla spiaggia La Repubblica, che lei odiava. No, non era l’odiata testata ma un quotidiano americano, forse The New York Times, per quel che riusciva a vedere. “Toh. Tedeschi e americani. Il turismo va forte anche quest’anno. Meno male, almeno quello…” aveva pensato e si era tuffata nella lettura del suo libro dopo aver inforcato gli occhiali. Peccato, il libro era meno interessante di quanto aveva creduto, così, sdraiandosi a pancia sotto, aveva cambiato trastullo. Un extracomunitario, con la sua insistenza nel vendere, la fece andare poco dopo in game over, per cui, un po’ irritata, mise via il Nintendo e cambiò posizione sotto il sole ormai cocente. Si chiese perché l’ambulante non si fosse attardato tanto anche con i suoi vicini di ombrellone, poi ragionò che una donna sola è più facile da convincere ad acquistare qualcosa. Chissà come se l’era cavata la patita della tintarella. Benissimo, perché era in acqua. “Ottima idea, la imito.” Si tirò su, il più agilmente possibile, e saltellando sulla sabbia rovente, si avvicinò all’acqua. No, non pensò neppure per un istante di tuffarsi alla grande, ma con cautela, poco alla volta. Bagnandosi con le mani le spalle già arrossate, il suo punto più delicato, avanzò fino a che l’acqua le arrivò alla vita.  Fu superata e spruzzata da un incauto che si beccò uno sguardo feroce. “Ma vatti a tuffare a…” pensò lei, mentre rabbrividendo rassegnata, si cacciava nell’acqua. Adorava nuotare a dorso, anche perché aveva difficoltà a coordinare la respirazione alla bracciata nello stile libero. Dopo aver dato uno sguardo intorno per assicurarsi di non investire qualcuno, cominciò la sua nuotata. Faceva sempre almeno quaranta bracciate prima di fermarsi a controllare lo spazio di mare libero intorno, ma questa volta fu costretta a fermarsi prima, sentendo il rumore di vigorose bracciate avvicinarsi. L’incauto si avvicinava pericolosamente. Per evitare l’impatto si girò e se ne tornò a riva, sdraiandosi nuovamente al sole per isolarsi dalla realtà circostante. Poco dopo il caldo opprimente di mezzogiorno la fece scattare sotto l’ombrellone. Che fare se non mettersi a ripassare l’inglese? Nintendo e cuffiette, ora era pronta a “improve her English”. Ascoltare e ripetere era la raccomandazione dello speaker del programma. “Ok, obbedisco” pensò lei, scimmiottando Garibaldi. Gli esercizi proposti non erano così facili, bisognava ripeterli più volte per superare il test di livello. Sbuffò e ricominciò tutto daccapo. Fu distratta da una sonora risata proveniente dall’ombrellino. Alzò la testa e incuriosita sbirciò da quella parte. Sì, era proprio Mister Ombrellino che se la rideva e ora faceva cenni con la mano verso la sua direzione. Lei, automaticamente, si girò a controllare che il suo ombrellone non stesse per volare via, poi di nuovo verso l’uomo che continuava a sorridere e a sventolare la mano. “Che vuole lo straniero? Ce l’ha con me?” Pensò. Fece un cenno come per dirgli “Ti stai rivolgendo a me?” Lui annuì.

«Scusi… The correct pronunciation is… Tu dice sbagliato.»

«Ops! Parlavo a voce alta da sola. Non volevo disturbare nessuno, mi dispiace.»

« Non disturbato.»

«Grazie per la correzione.»

Lui, forse gelato dal suo tono per nulla incoraggiante, non replicò, ma fece solo un segno con la mano come per dire “non fa nulla, figurati” e tornò alla lettura dopo aver inforcato pure lui un paio di occhiali. Lei tornò al suo inglese, mordicchiandosi il labbro per essere sicura di non parlare più così forte da far sentire i suoi errori a quel... quell’impiccione.

Non era mai successo prima che lei si offendesse per una correzione, ma quella volta Mister Ombrellino le aveva fatto scoprire una vena di permalosità mai notata in precedenza. Le due: l’ora di uno spuntino, e lei si avviò al bar dopo essersi spalmata un po’ di crema solare sulle spalle.

La passeggiata non era molto lunga e il bar non era tanto affollato. Riuscì persino a trovare un posticino a un tavolo vicino a una famiglia di milanesi. Consumato velocemente il suo toast e la sua bottiglietta d’acqua, tornò di nuovo al bancone per un caffè e, con grande disappunto, si trovò l’americano accanto. Un cenno del capo e via, di nuovo verso l’ombrellone, a passo svelto. L’americano ritornò al suo posto poco dopo di lei e si sdraiò sul suo telo da spiaggia. “Oh, bene, non ha intenzione di attaccare bottone” pensò lei tirando un sospiro di sollievo e rigirandosi a pancia sotto per abbronzare la schiena.

«Non studi più inglese, ora?»

«Cosa?»

«Non studi…»

«Sì, ho capito. Magari tra un po’, ma…»

«I’m Andrew. Can I help you to improve your English

«No, thank you. I have my new program.»

«Peccato. Possiamo almeno fare qualche chiacchiera? Ho terminato il mio giornale.» Aggiunse lui candidamente. Se era un tentativo di rimorchiare, era proprio maldestro!

«Lei legge l’italiano?» chiese lei, pensando di rifilargli il suo noioso libro e stare in pace.

«No, parlo poche parole in italiano.»

«Beh, se si annoia può fare una passeggiata, una nuotata.»

«Io ho fatto, ma con qualcuno è più bello.»

Pensando che il poverino dovesse essere parecchio imbranato, si guardò intorno in cerca d’aiuto. I tedeschi erano sempre lì. Facevano castelli di sabbia per i ragazzini, la patita della tintarella era andata via e gli anziani, dopo aver consumato il loro pranzo, abbandonate le borse sulla spiaggia e presi solo i teli di spugna, si erano ritirati in pineta per la pennichella. “Aiuto! Sono sola con questo impiccione.”

«Due chiacchiere? Ma io non parlo bene inglese e lei l’italiano.»

«Proviamo a fare un po’ e un po’?»

“Vai a nuotare, c’è giusto uno squalo bianco!” pensò lei.

«Ok.» disse, invece.

«What’s your name?»

«Laura.»

«Sono americano. Io vivo a Seattle. Tu vivi qui?»

«Magari! In Piemonte.»

«Questo è un bel posto, molte belle cose da vedere.»

«Ha visitato Castagneto Carducci?»

«No, solo San Vincenzo. Sono arrivato ieri, in mattina

Lei non riuscì a non rendergli la pariglia e lo corresse.

«Ieri in mattinata.»

Lui, capendo l’intenzione di lei, rise fragorosamente, come solo gli americani sanno fare.

«In mattinata! Io imparo.»  

Ecco, ora erano pari.

«Da visitare assolutamente, c’è Bolgheri…»

Si lanciò in un dettagliato elenco delle bellezze del luogo e l’amore che nutriva per quella parte di Toscana si sentiva nelle sue parole. Lui ascoltava, contando sulle dita i posti da vedere e finendo per perdere il conto.

«Io sto qui due settimane. Posso vedere tutto?»

«Se si organizza bene, certamente. Ovviamente ha un’auto, quindi…»

«Ok, I’ll try. Dove si mangia bene?»

Non se lo fece chiedere un’altra volta. Di nuovo si lanciò in un dettagliato elenco di locali che con la famiglia e gli amici aveva testato nel corso degli anni.

«Se vuole spendere poco e mangiare bene, alla buona ma genuino…»

«Cosa è “alla buona”?» la interruppe lui.

«Senza pretese, cioè senza camerieri in giacca bianca, in modo molto informale.»

«Ok.»

«Deve assolutamente andare alle Sughere, cioè al… come dire… ristorante all’aperto, chiamiamolo così. Si mangia il miglior cacciucco e non solo della zona, in my opinion

«Where is it

«In Donoratico.»

«Tu vai lì spesso?»

«Sì, abbastanza spesso. Specialmente con le mie amiche perché dopo cena c’è la possibilità di ballare. Beh, noi ci limitiamo a guardare gli altri ballare.»

«Why

«I nostri mariti non sanno ballare. È una tale sofferenza non poter ballare, che dopo un po’ io devo scappare per non strozzarlo.»

«Non sei single?»

«No. Sposatissima.»

«What

«Molto sposata.»

Gli mostrò l’anulare con la vera.

«Ah. Capito, ma ora sei sola.»

«Al momento.» Diffidente e tentando di non sbilanciarsi.

«Lui lavora, allora vacanze da sola?»

«Acc… È così evidente?»

«Solo per il lavoro il marito lascia sola la moglie al mare.»

“Frase banale. Se pensi che io sia una facile preda solo perché non c’è mio marito, stai fresco” pensò lei e senza rendersene conto si irrigidì. Mentre lui stava cercando le parole in italiano per continuare il discorso, il cellulare trillò di nuovo e come prima s’affrettò a rispondere.

«Sì caro, tutto bene. Ho fatto il bagno e ho mangiato. No, non mi sono ancora scottata. Voi? Tutto bene? A stasera. Sì. Ciao, ciao, ciao.»

Riponendo nella borsa il cellulare, dimentica dell’uomo che la stava guardando, come sempre quando si sentiva oppressa dall’ansia di suo marito, gli fece il verso: «Dove sei? Cosa Fai? Uff!»

L’americano sorrise.

«Anche io facevo così con mia moglie.»

«Divorziato?»

Quasi fosse il suo giusto castigo per l’esagerato interessamento nei confronti della moglie.

«Vedovo, mia moglie morta da tre anni in incidente con moto.»

«Mi dispiace.»

Lei tralasciò di correggerlo questa volta e neppure chiese altro. Dalla borsa estrasse la crema solare e gentilmente gli chiese se ne voleva un po’. La pelle chiara di lui, che contrastava con i capelli nerissimi e gli occhi scuri che si intravedevano dietro le lenti da vista, era parecchio arrossata e sicuramente gli avrebbe fatto vedere le stelle quella notte.

«Thank you, tu sei gentile. Questa mattina io ho dimenticato di prenderla.»

Accettò la crema e se ne spalmò un po’ sul petto.

«Sono sicura che domani non la dimenticherà più» replicò lei con un ghignetto significativo.

Altra risata all’americana. “Ma non ho detto nulla di così spiritoso” pensò lei.

«Ho la pelle dura. Domani già abbronzato.»

«Good for you » rispose lei un po’ scettica.

Per darsi un tono, lei guardò l’orologio. Erano già le cinque.

«Bene, ancora il tempo per una nuotata e poi via. A casa a fare una doccia decente.»

Pensava di esserselo tolto di torno, ma lui alzandosi dal suo asciugamano volle accompagnarla.

«Ok. Una nuotata ci sta proprio bene.»

Insieme si avviarono verso il mare. Lui si tuffò immediatamente, mentre lei fece la sua solita sceneggiata, come la definiva suo marito. L’americano riemerse molto più al largo e le fece grandi gesti d’incoraggiamento che lei ignorò. Lui con tre bracciate tornò a riva.

«Come on! Subito in acqua, è meglio.»

Lo ignorò di nuovo e imperturbabile continuò ad avanzare nell’acqua pochi centimetri per volta. “Dovevi arrivar tu dall’America a dirmelo, che è meglio buttarsi dentro subito? Ma io ho freddo e faccio a modo mio.” Finalmente trovò il coraggio di buttarsi e, nuotando a dorso, lo superò. Con suo marito, che non nuotava un granché bene, i bagni consistevano in una veloce sguazzatina dove si tocca, senza giochi e scherzi di vario tipo. Così lei, nel corso degli anni, aveva finito per abituarsi a non allontanarsi più di tanto e poi, ora che era sola, non si azzardava. In caso di un crampo o altro, chi l’avrebbe salvata?

L’americano la raggiunse velocemente e le propose di allontanarsi dalla riva un po’ di più, ma lei rifiutò continuando a nuotare a dorso in parallelo alla spiaggia. Lui allora seguitò a nuotare da solo e, quando lei si guardò intorno, non lo vide più. “Oh, è già affogato” pensò lei perfidamente, ma no, lui riemerse a poca distanza con un gran sorriso.

«Poco più al largo… Tante alghe… Andiamo?»

«Non ho la maschera per fare snorkeling, ma prego, vada pure lei. Non si faccia scrupoli, tanto faccio ancora qualche bracciata e poi vado ad asciugarmi.»

«What does “scrupoli” mean? Che cosa significa?»

«Beh, come dirlo? Posso spiegarglielo così: “non ci pensare e fai i…»

Risata tipica.

«Scusi, ma io non stavo per dire una parolaccia.»

«No? Peccato. Se dici qualche parolaccia vuol dire che stai bene con me e ti diverti.»

Lei non poté fare a meno di sorridere ma ugualmente tentò di spiegare che in Italia dire parolacce non è mai indicato, men che meno quando si sta bene con una persona.

« Well done! Finalmente uno smile! È bello che tu sorridi.»

Ritornarono a riva, lui camminando sul basso fondale, lei un po’ nuotando e un po’ camminando, poi si stesero sui loro teli di spugna ad asciugarsi.  Senza chiedere il permesso, lui aveva portato il suo telo vicino all’ombrellone di lei, ma era rimasto fuori dall’ombra, mentre lei, dopo un po’ vi si era rifugiata. L’americano ormai era rosso come un gambero e lei, contro tutte le sue intenzioni iniziali, si sentì intenerire e gli offrì uno spazio fresco al di là del bastone dell’ombrellone. “Quell’ombrellino che ti sei portato ti ripara a malapena la testa” pensò lei. Stettero in silenzio per un po’, lui con la testa appoggiata sul braccio e lei semisdraiata sulla spiaggina, poi lei interruppe quella pausa chiedendo se sapeva che il parco era dotato di docce.

«No, non so. Dove sono?»

«Guardi. Vede lassù quel sentiero?  Lo segua per qualche decina di metri, poi svolti a destra. Le troverà sicuramente.»

Lui fece per dire qualcosa ma cambiò idea, lasciò all’ombra il suo telo e partì alla volta delle docce.

“Sarebbe molto impolite se me ne andassi? Sì, lo sarebbe. So che me ne starò qui ad aspettare l’impiccione. Però devo ammettere che è più piacevole di quanto pensassi. Beh, almeno due parole in inglese le ho dette. Opportunista. Ma è stato lui a iniziare a fare il professore.” Lui tornò mentre lei stava ragionando in questo senso.

«Ora tocca a te.»

«Cosa?» chiese lei stupidamente.

«Have a shower! It’s cool! È fresca.»

« It is too cold for me. I prefer having a shower at home

«OK. Come vuoi. Dove abiti?»

Lo sguardo di lei gli fece capire che non era il caso le chiedesse l’indirizzo, ma rispose ugualmente con un vago “a Donoratico”.

«Ok.»

«Già, è ora che torni a casa.»

Alzatasi dalla spiaggina cominciò a radunare tutte le sue cose. Mentalmente si diede della stupida quando, al momento di indossare il suo abitino, si sentì in imbarazzo.

“Sei proprio cretina. È tutto il giorno che gli stai davanti in bikini e ti vergogni ora che ti vesti?”

Anche lui si stava preparando e intanto aveva insistito per accompagnarla fino all’auto. Bermuda, t-shirt, sandali di cuoio, asciugamano arrotolato intorno all’ombrellino, in tre minuti fu pronto. Ovviamente si offrì di aiutarla e senza che lei avesse il tempo di ringraziare, prese l’ombrellone ormai smontato e riposto nell’apposita sacca e si avviò sul sentiero pieno di aghi crocchianti. Passando accanto a un punto picnic con tavoli e panche, ebbe la tentazione di raccontargli di quante volte con i suoi familiari si era seduta là a mangiare, con il bambino in età scolare che doveva fare quei benedetti compiti delle vacanze. Ma non volle ricordargli la famiglia, avendo lui perso la moglie, perciò tacquero fino all’auto.

«Eccomi arrivata. Grazie per avermi aiutato con l’ombrellone.» Cominciò lei, aprendo il bagagliaio per caricare tutto.

«Io ringrazio per aver chiacchierato. C’è la possibilità di farlo ancora?»

«Se ci si rincontra, why not? Adesso devo proprio andare. Bye

Lei salì in macchina e velocemente ingranò la marcia e partì nella direzione opposta a quella che avrebbe dovuto prendere per tornare al suo B&B, per evitare di intralciare il traffico con la sua svolta ad U, lasciando l’americano sul ciglio della strada. Guardò nello specchietto retrovisore e lui era ancora lì, impalato con il suo ombrellino e il telo mare in mano, rosso come un gambero. “Ma guarda ‘sti americani.” Mise la freccia e svoltò in uno slargo poco più avanti, tornando poi indietro. Accostò sul lato opposto del viale, tirò giù il finestrino e gli chiese:

«Mi scusi, ma ha bisogno di un passaggio?»

«No, grazie. Da qualche parte ho l’auto.»

«Non ricorda dove l’ha parcheggiata? Capisco. Salti su, che facciamo il giro per trovarla.»

Non ci volle molto per ritrovare la sua auto presa a noleggio, così si salutarono di nuovo e lei poté ritornare verso Donoratico senza più voltarsi indietro.

Alla sera, dopo essersi riposata e rinfrescata, decise di andare a cena alle Sughere. Era rassegnata a essere sola perché gli amici le avevano preannunciato di avere ospiti, per cui quella sera non sarebbero usciti di casa. Il suo programma era molto semplice: cenare, dopo aver fatto una lunga coda per ordinare e pagare, sentire un po’ di musica, bere un caffè al bar e ritornarsene in camera. Fu molto sorpresa quando una voce con vistoso accento straniero le disse:

«Sono fortunato: ti rivedo.»

L’americano era lì, dietro di lei, in coda e sorrideva sornione.

«Ma che combinazione. Allora ha seguito il mio consiglio.» Disse lei veramente sorpresa. Con tutta quella gente doveva essere proprio un caso incontrarsi, oppure un appuntamento. Ma un appuntamento non era.

«Sì, ho sperato che venissi qui. Era l’unico posto che mi ricordavo fra quelli che mi hai suggerito e odio cenare da solo. Ti ho aspettata.»

«Se non fossi venuta?»

«Sarei morto di fame.»

«Esagerato.»

Fu naturale sedersi accanto e scoprire che le loro ordinazioni erano quasi uguali e ridere insieme mangiando i gamberi con le mani. Dopo il caffè al bar, si sedettero sulle scomode panche sotto i lecci intorno alla pista da ballo e ascoltarono un po’ di musica.

L’orchestrina suonava il liscio e una formosa cantante intonava canzoni piene di doppi sensi. “Meno male che non capisce bene l’italiano! Mi sentirei in imbarazzo!” pensò lei.

«Balliamo?»  chiese lui all’improvviso.

«No.»  Fu la precipitosa e vibrante risposta di lei.     

“Oddio, l’ho offeso!” pensò, subito pentita. Cercò qualcosa da dire per attenuare quel brusco rifiuto ma non riuscì a pensare a niente di gentile. Pensava solo che mai avrebbe potuto lasciarsi cingere le spalle da un uomo diverso da suo marito. Ballare con un altro? Quasi un tradimento in piena regola. Mentre lui incassava il rifiuto, squillò il cellulare, al solito, il marito… Che tempismo!

«Cosa? Non sento. Sì, sono alle Sughere, no Daniela non c’è, ha ospiti, sì, sono sola. Con chi dovrei essere?» Arrossì vistosamente e stupidamente. «No, non farò tardi. Il parcheggio? Sì, non sarà un problema. ‘Notte.  Ah, il cane come sta? Ricordati di innaffiare le mie piante sul terrazzino. Ciao. Ciao. Ciao.»

Anche questa volta sbuffò ma smise subito, seccata, vedendo l’americano ridere.

«Meglio che me ne torni a casa, adesso.»

«Peccato. Avevo voglia di ballare.»

“Anch’io, ma tu troverai di certo una ragazza per farlo” pensò lei e si alzò. Lui la imitò e, presala per un gomito, la scortò attraverso il parcheggio poco illuminato fino all’auto.

«Allora, dimmi, domani andrai in spiaggia, suppongo.»

«Beh, sì.»

«Se mi dici dove, farò prima. Potremo chiacchierare in inglese, passeggiare, nuotare o anche solo leggere tutto il giorno.»

«Ma veramente io non so. Non credo.»

«Senti, siamo solo due persone che si tengono compagnia su una spiaggia.»

«Ovviamente. In questo caso, beh, penso che tornerò al parco.»

«Ok, al posto di oggi. Good night.» Concluse lui in modo sbrigativo.

Con passo deciso si avviò alla sua auto dall’altra parte del parcheggio, mentre lei faceva ruggire il motore prima di riuscire a ingranare la marcia.

 “Idiota, sono un’idiota! Perché mai devo sentirmi strana? Non è mica un appuntamento romantico e neppure una bugia a mio marito. Respira a fondo e ridimensionati, che è meglio.”

Poco dopo nel suo specchietto comparvero dei fari che non sparirono fino a che non trovò parcheggio nei pressi del suo B&B. Ebbe la netta sensazione di essere seguita, ma non vide nessun tipo sospetto fra i gruppetti di persone che stavano rincasando, chiacchierando e ridendo.

Anno pubblicazione

2020

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