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Giuseppe Muscardini

VANILOQUIO D’AUTUNNO Muscardini Giuseppe

VANILOQUIO D’AUTUNNO
Prezzo del libro 3,49
VANILOQUIO D’AUTUNNO Prezzo dell'Ebook 3,49 Oppure scaricalo da

Filo conduttore e pretesto del romanzo è la storia del brevissimo amore tra un gondoliere senza nome e Leonie, giovane donna svizzera giunta a Venezia nel 1961 con l'entusiasmo dei vent'anni. L'incontro avviene in un momento di transizione per la ragazza, che una volta ritornata a Lucerna farà il suo ingresso nella vita adulta...

Primo capitolo

I

 

 

Questa storinosarebbe stata scritta senza un ritardo ferroviario. E forseevitando queste pagine in cui si indagla vita degli altri, qualchlettorsarebbe stato risparmiato darischidannoiarsiMa i ritardi dei treni impongono sempre al viaggiatordi trovarumodo per ingannare lattesa e noannoiarsi. Uno dquestialmeno peme, è lletturache il più dellvoltequivale di fatta entrarnellvita degli altriLa differenza è che, onnivoro qualsono, non provalcun tedinedivorarle pagine di un libro, fedelallconvinzione già espressa da Marguerite Yourcenar in Memorie dAdriano secondo cui è difficilcomprendercomsi possessersazi di un essere umano. Questa consapevolezzmhsempre predisposto a uncuriosità già di pesé congenita — nomorbosmstuzzicante — pele vicende amare e gioconde dchi generosamente mhaperto il cuore, o di chi havuto un minimdapprocciverbalcomeanchse casuale e temporaneo.

Allfindi un pomeriggidestate del 1989, aspettando il rapido delle 19,25 su una panchina davantallStazionferroviaridSanta Lucia, un uomo in età prese posto accanto a mechiedendomcon garbo se potevfarlo. Sui sessanta-sessantacinquanniasciutto e slanciato, vestivelegantemente in giacca e cravatta e sesprimeva in modo forbito, con limpiego di termini così ricercati da farlo assomigliare a un docente dCa’ FoscariMi limitaaascoltare.

Non posi domandenolo interruppmai. E fu una scelta giudiziosa, dettata darispetto, perché unmalinconia incontenibile pareva dominarlo, manifesta e radicata nel profondo del suo essere. Da come parlavasembravchlsudisperazionstessnellavecambiato, moltanni prima, uno stildi vita in favordi un altro, e chquesto gli pesasse ancoranonostante fosse in pensioneQuel mutamento erstato per lui qualcosdi imposto, barattato con una visione demondo più semplice e abbordabile.

«Imondo è ciò chsvede» sentenziò dopo avefissato il librche tenevo in mano, per poi lanciarsubito lsguardo oltre il Canal Grande, in direzione dellFondamenta dSaSimeonPiccolo. Pecontrsi intuiva che il sulinguaggiersuggerito da una grande levità interiore, comquellchdsolitnascaricorddi un amorforte e intramontabileParlavsenzsosta, comsmavesseletto a confessorsilenzioso, peconsegnarmi una dichiarazione intimche gli stava a cuore, perivelare inspiegabilmente proprio a me, unsconosciuto, ciò chaaltrnoavrebbe potuto raccontareMisteri dellesistenza, pensaiPerché mai quel profluvidmemorie personali scaricate su di me da un uommaturche viveva in una dellcittà più visitate demondo? Nocapivo, ma ingordo comero di storie individualichsempre destano in me grande interesseaccoglievo come una benedizione laffiorare del passato di un altrche nientaveva in comune con il mio presente, insulso e ordinario. Guardando nel vuoto in unsorta di straniamento senilemcon lstessa lucidità di chi nohancorvarcatlsoglianagrafica dellvecchiaia, iniziò il suracconto, cherstato abilmente preceduto da un preambolo pecatturarla miattenzione. Quasi un abboccamentoil mondo è ciò che svede...

«…Vedecarsignore, per unscherzo del destino, o pealtrmotivi che nomi è dato dscoprire, trentanni fhcambiato mestiere. Primfacevo il gondolieremonotonlavordi bracciadgola e di cortesiverschi insisteva pefarsritrarrcon lnostra pagliettaEsaudivo ogni desiderio dei turistpudvederli feliciGli innamoratmchiedevandi insegnare loro comsi porta lgondola e di mettermi in posa per unfoto-ricordo. E quandrientravo allsquerocon ltuga vuota msempre lindami toglievo a malincuormaglia e cappello. Poi allAzienda deTurismsmisero in testa, agli inizi degli anni Sessanta, che potevo diventare una guida, e accompagnare ordsbigottite di forestieri pecalli e sestieriMi opposisbraitaima inutilmente: dovevo peforzfarla guida. Mi diedero un programmche peribellione pensadvariareTanto in SaMarco sarrivcomunque. E poi ercosì esaltante percorrere a piedquetrattchgonfianlcaviglie. Lgente è più mitquando è stremata. A fare i contcon il corpo indolenzito e fradicio di sudorecssentcome nudi, e iquellstato anche oggi scapisce quanto sia grande Venezirispettallvanagloridi questi nuovi dominatori in shortsImio itinerario ercompleto. Ssnodavattraverso tutta lcittàisolescluse, toccando i monumentpiù importantiL’avevo preparato con diligenzsulla pianta, perché io le cose primlavevsempre viste dallgondola e sempre di fretta. Niente visite particolari: solesterni, viecampi e campielli. Come punto di partenza scelsi gli Scalzimotivando in Agenzila miproposta sul pianpratico. Chi proviene dallFerrovia e non è mastato a Venezia, trovutile e praticconfluiragli Scalzi. E così lidea passò senza difficoltà, perché anchio, vecchio gondoliere, potevancora dettarlmie condizioniIn Agenziavrebbero dovuto capirchnonoeravamo interamente votatallobbedienza: in fondvestivamo undivisa. Nel miapprendistato fui accompagnato per i primi tempi da chi erpiù esperto. Imparai ben presto a controllarla tensione derivante dal timordsbagliare, e magicamente un giorno non provapiù imbarazzo a parlare in pubblico. Con lcomplicità del brusio e leffervescenza demotoscafiriuscivsempre a mascherare i miei tentennamentiPiù arduerrispondere a domande precische marrivanpuntuali dai più curiosiMchiedevano dateallora inventavo o arrotondavo alla prima o allseconda metà desecolin questione. Non era professionaleavrei potutapplicarmdi piùma mi arrangiavo così. Avrebbero dovuto darmpiù tempo.

Dopo le prime provesempraffiancato dacolleghi più scafati, ottenni regolarmente il sospirato patentino, e vennanche il giorno debattesimo del fuoco, quando dovettaffrontare da solo, e senzaltrsupporto, unintercomitivaIniziai ufficialmente il nuovo lavornel luglio del 1962, subito dopo lFesta deRedentore, portandomi dietro una compagnia di Avignoneuomini e donndmezzetà sbarcati da un pullmaGran TurismoLricevettcon il sorrissulllabbrasimila una paresi. Avevo imparato a faticlregole: bisognavmostrarsdisponibili a soddisfare ogni esigenzamnon a fraternizzare, poiché laffiatamento avrebbe stimolato nuovrichieste nei gruppi. Occorrevstabilire unautoritàlfermezzcontro il lassismo, noessere troppo accondiscendenti, e soprattuttsapersi imporre quando lattenziondurava troppo. Sullstoria dePonte degli Scalzmermolto documentato. Loro tendevano l’orecchio, mentre riferivchancorneCinquecento lunico raccordo sul Canal Grande erRialto; gli altrdue pontilAccademia e gli Scalzifuroncostruittra Otto e Novecento. LSerenissimavevspiegato il grosso dellsumilizie a Rialto, a tuteldquellunico giunto perché i nemicnoavesseraltraccessi damareIl mifranceserscolastico, incerto e lacunoso. Nella pronuncinorispettavle “e” aperte o chiuse a seconda deglaccenticome prevedeva il manualetto dellAgenzia. Ma tuttcompresero, anche gli anziani con lauricolarechcstavamavviando versCannaregio, antico quartiere di ladri e malfattoriSCannaregio cersemprmolto da direpequefluttuare parallelo aCanaGrandeLormascoltavano con attenzionesdegnandosappenalle inesattezze degli aggettivialla barbaridcerte dieresiMeransimpatici, per questo. Cechoscrivevche leducazione noconsiste nenoversarlsalsa sulla tovagliamnefingerdnoaccorgersense qualcunlfaIl tedesco lavevracimolato allmeglio in semesdstudio, a quattro orsettimanali. Da gondoliere tutti i tedeschi mcapivano, e univo allfraspiù usate la vivacità degesto. Applaudivanamiei movimentsgraziatimollavo il remo e mesibivcome un attorche vuole strafare. Da guida dovevo invece darmaggiorisalto alessico, memorizzare ogni paragrafo della guida in diverse lingue, perché dovevo informarsenza divertire. E questo mcostavaLslargdCampo San Geremia piacqumolto a unfrancescon i pantaloni fuseaux. Davdgomito amarito, un uomapatico e assonnato, e la vista dellsuformdi donnmaturaracchiuse dentro i calzoni cortfino allcaviglia, muovevnesuostesscompagni di viaggio uncontenuta derisioneMa pelstuporchdimostrò in San Geremialassolsi in pieno. Lsucuriosità mi incantò, e avrevolutconfidarlchnel giugno del Sessantuno avevo conosciuto una giovane donna svizzera di nome Leonie che alloggiava a CasCalderan, con ingresso allangolo della piazza. Una modesta Pensione senza bagno ma pulita e decorosa. I massiccrestauri orhanno alterato lassetto del palazzoma allepoca la sua finestra si apriva sulla chiesa di Santa Lucia e sulla folla vociante in coda verso San Marco.»

L’uomo si interruppe e abbassò lsguardo a terracome peconcentrarsi primdi unsolennrivelazionePoco interessato aresto, era persnesuoi pensieriE icon luifollemente curioso di conoscere i risvoltdquellstoria, iniziata con il racconto del disagidi un lavoro nuovo peapprodarallannuncidi una vicenda damorconsumata moltanni prima.

«Soggi celebrquesto anniversario  continuò — è solo perché Leonie è rimasta dentrdmeSoprattuttrimane a corondumondo chse nè andato assiemalla mia ignoranza e allmia ingenuità, sostituito damondo grifagno nequaloggi vivo da vecchio.»

“E non pensche quel mondo se ne sia andato insieme allsua gioventù?” avrevolutchiedergli senzcinismo, per il puro desiderio dconoscerlsua opinioneL’uomsaccorse dellmicuriosità, preavvertendo il senso della domanda che non posiEvidentemente il misguardo listigava a darmi unrisposta. ChnovenneMfissò per un attimo e mostrandosallimprovviso poco interessato amiequesiti inespressiritornò a immergerlmente nel passato.

«Il giorno della mia prima guidala perizia devecchio gondolieravrebbe dovuto impormi dcosteggiare il Canal GrandeInvece presi pelFondamenta degli Ormesini, dove pemagia, o pefolliatrovai ancora lodore di Leonie e leco delle sue risateImboccai il Ponte dellAsèo, allParrocchidSantAlvise. Qui nessun accompagnatoravrebbe mai pensato davventurarssnon daCanale, perché di postsimili Venezia è disseminataMa io accontentavo il mio trascinante bisogno di lei, portandomdietro un greggchera insensibilabuchi più remoti dellcittà. E cosìsfruttando lmeraviglia di tuttimi installasul piccolo ponte peevocare dentro dmle resistenze poco convinte di Leonie, che al mio tentativo di abbracciarla su quella passatoia si era sottratta debolmente e senza convinzione... “Cosa vuoldirOsèo? mi assalì il più anziandtuttiEra un omonalto, un po’ allampanato, comslavesserappenfotografatamagnesio. Non potevspiegargli che in periodo dCarnevale qualchburlonsera presla brigdsostituirlA dAsecon unOcosì da averla piccante variazione in Ponte dellOsèoFeccadere il discorssullstruttura tipicamente veneziana dellvolta e dellcampata. Poi trascinalcomitivancorversCannaregieentrai in Campo SaBartolomeo, a ridosso dRialto. Avrei dovuto dirigermsul ponte delorsogniMoltavevannecuore limmagine dRialto perché è lpiù diffusallestero; ma proseguii implacabilversSaMarco, perché in quel punto, nel fatidico giugno del Sessantuno, avevo intrecciato le mani di Leonie, senza mai più dividermi da lei fino allala napoleonicaLmia latitanza, questo esserci e noesserci, pelverità disorientava il gruppo. Undloradditavlscalinate, sentendospunito damio passveloceMle viasfittichchconvergevano verslBasilicpreannunciavano per tutti unricompensaTrnomolto lscorciverso il marssarebbe aperto sul fiancdSaMarco, sotto lTorre dellOrologio. Così li elettrizzapuntando sullAccademia e sul ponte impalcato dlegno scuro. Evitando per il momentlBasilicmsentii anchmegliocerbisogndaria, di inalare a pieni polmoni il profumo demarechsrendeva dolciastraccanto allColonna deLeoneLa colonna di Leonie, avrei voluto rinominarla per un solo giorno. Qui sgodeforsmeglichaltrove, dellestensiondi VeneziaRimassul vago, sfoggiando sollcertezzche parevano incontestabiliMi produssi in un abile paragoneraccontachanche GustavoAschenbach in Morte a Venezia erarrivato damare. Avevo visto lriprese di Viscontsul Canale e peanalogia, quando ergondoliereusavo un espediente per impressionarchi mi prenotava un giro in gondolaSpecialmentagli stranierriservavo lspettacolo pelfine. Puntavo il ferro di prua diritto versicampanile e lavvicinarslento a SaMarco, con il lievmolleggio dellscafo, avviavsemprromantichaffettazioni: un bacifra duamantilanguori, tristezze..Insomma, il buoesitcera, e quando scendevano erancosì vulnerabilche osavchiederdpiùalloralzavo il prezzo per i mieservigi e avidamente pretendevanchlmancia. Quando portai il gruppo in Campo SaMaurizio, tutteranstrematiMgodettero dellsensazionchregala il piccolo Campielldrio la chiesa. Unspaziesiguo, ristretto, chnopuò accogliere tutti. I francesi ignoravanlleggerezzche mi davanquelle pietrsullacqua mefitica decanaleLa lorera una scialba volontà despugnare, di carpire l'arte e licenziarogni traccia del presente. Pequesto toccavano il ferrbrunito e le borchie dei pozziBellamente incavatnella parete dellchiesdSaTrovaso, prima dellZatterec'è ancora unstrano animaldmarmo. Lcorrosione dellpietra, il mussfigurato da fori e piccolcrepenfanno un mostro bizzarro, inoffensivo e dallaspetto domestico. Lmano della donna in shorts e scarpe di vimpellescivolò come quella di Leonie sulla testa irregolare dellBestiasolcando la bocca e i dentsporgentiquasaavvertirne la bavaSul Ponte dellAccademia sfaticava non poco a guadagnarlscorrimano. L’unica francese di colorenercomlmia animasaffidò allmagia dellaltezza e sfermò estasiata davantallSaluteLa osservaneprofilo, incollata alegno tondeggiante, gli occhi drogati..Stessi effetti dellestraniazione di Leonie alla vista, da quel punto, di cupole e campanilisfondo ideale per entrambi di un crescente desiderio. Inconciliabile con levanescenza della città sospesa, il desiderio mi aveva indotto a un subdolo bacio, a cui Leonie aveva risposto con uguale slancio e calore.

L’idechspirallZattere è quella di una totale indipendenzacquisita a scapito dgrandcessioni. Anchoggi, da vecchio, amo bivaccare sulle pedane dellGiudeccaIn quel giornconsacrato al mio battesimo, nomfpossibileattraversando gli Incurabili in direzione dellDoganaavvertii dietro di me i primi e decislamentiMarrivarono in un francesstretto, credo in art, dafondo dellfilaQualcunerstanco dellmiaria troppo pensosaMaturò negruppo una bonarifase oppositiva. Ne eransintomi i cenni decapo, le torsioni delllabbra e una pacata disobbedienza. AllZattere ai Saloni uncoppisi sedette ostinata sui gradini a mugugnaresenzsaperche quellera il nostro ponte. Su quel ponte io e Leonie ci eravamo baciati in lunghe morse di passione, della Giudeccrapprendeva ben presto il nostro sudoreIl ponte ha un nomcapziosoPonte dellUmiltàTra lo sfinimento defrancesi ormaallsbando, conquistalPunta della DoganaCerchi sognava, o srosolavasole, o dipingeva, o scrivevsui gradini dellSalute. Altrfacevano penderlgambe quassullacquasedutsul molo estremo. Da questo lembo di cemento partivano i vaporettcome partiva il pensiero, nellstessidenticmodo. Dfronte a noi unconvulsa babeldrazzstavvagando in SaMarco. E viancora peDorsoduro, verso il MuseGuggenheim, dentracortilettcolgondole appenverniciate, dove dimenticai il mio seguito piagnucoloso e avanzai a passspedito ormai perso nel ricordo di Leonie. Solo in Santo Stefano, peisoffio maligno delluomo senza udito, maccorsancordloro. Esausto, si tolse il basco e si asciugò la testa calva. A rispettosa distanza un altrsaccosciò, congestionato dasoleIl punto preferito di Leonie per prendere il sole era il basamento davanti alla statua del Tommaseo. Il sole lo cercava come se potesse stivare il calore per portarne un bagliore nesuo Nord. Le dava un evidente beneficio, tingendole la fronte e illuminando quegli occhi di una forza giocosa che sapeva farmi ruscellare intorno.

Giù da Rialto saprì davantagruppo il mercato del pesce. Dietro di mrisuonavano i belati defrancesche arrancavansui marmi.

Alcuni sdispersernellrampe lateralicon lintento driposare e di sdraiarssullpietra lisciata daturisti di tuttlepocheNoavevano vigore interno, nocommecha ogni minutlandavo a stanare dafondo dellcoscienza, luogequivoco e cavernoso, ma pieno di tentazioni quantlerRialto peloro. Inseguivo il ricordo del lampione, sotto il bronzo di Laurenti, mentre la stringevo in Campo della Pescaria, facendo aderire i nostri corpi. Leonie erserena, sazia e appena affaticataIl giorno del battesimo, inveceimercato erspoglio. Ucampanilsuonò le dodici: solo SaMarco a quellora indebita continuava a spandermelodieMecclmia ultima tappa: il campiello di Simon Grando, ampifino aCanaleMiagolidfisarmonica, e i gondolieri - cargondolieri! - si davano lvocfacendo voltare i turistsui pontiSpesso, quando traghettavamo gli stranieri, urlavamirripetibilsconceriestorpiando lingue e dialetti per burlarci degli ospitpiù allegri. Un giapponessullgondolcantavO sole mio. I francesichsapevandaver ormaconcluso il lorsnervante percorso, ridevansguaiati pelsituazione paradossalchsolquesta città può generareLricondussagli Scalzi e arrivò petuttnoimomento dei saluti. Qualcuno mallungò una banconota chfecsparircononcuranznel taschino della camiciaMi pagavano peaverli sfiniti, ma neranfelici e questo mi toglieva ogni rimorso. Avevano lmani ingrossate per il caldo e cinguettavanau revoir. Quellcon il bascfu lultimo aandarseneRimase indietro, lauricolare gli ronzava in testa. Fu lui chraccattò sullasfalto i dépliants ormalogordi Venezia.»

L’uomsi incupìcome quandsi è consci di aver terminato un lungo racconto e soffre a chi csta di fronte unspuntdriflessioneFallorchritenni giusto, o quanto meno lecito, intervenire pedimostrare un autentico interesse per il suracconto.

«Ibattesimo del fuoco, lamorelnostalgia imperiosa... È una bellissimstorialsua. Veritiera e pienamente vissuta..Scapisce da comlracconta.»

«Comlracconto?» chiese guardandomi diritto negli occhi.

«Con passione...» l’uomsorrise.

«Passione..Chcosè pelela passione?» mi domandò coaria grave.

Fui colto allsprovvista. Provaaarticolare un pensiero, e unrisposta che tardava a venire.

«La passione è un momento della vitaffettiva..– farfugliai – …caratterizzato da unstato di violenta e persistente emozione...» pontificacofarvagamente accademico.

L’uomsmise in ascolto, pensando chavessaltro da dirsulla passionePoi mfissò di nuovo, sorpreso dallmia risposta troppo retoricamchiaramente per lui efficace.

«Come è veroPersistente e violenta...» e vagò con lmente sullrivdfronte. Poisenza preavviso, salzò in piedifacendo leva sulle ginocchicolbracciaSaggiustò lcravatta e colpunte delldita colpì la pochette sulla giaccdi lino, assestandolverso l’alto.

«Cosa legge?»mi domandò squadrandomi dallalto dellsua posizione.

Brandii il libro, avvicinandolo perché potessleggerne il titolo. Si protesstringendo gli occhi pemettere a fuoclscrittsullcopertina.

«Storia della follia nelle classica…» pronunciò scorrendil titolo.

«… di MicheFoucault...» aggiunsi.

L’uomsorrisdi nuovo, come intenerito dallmia inutile precisazioneEbbi il timorche potesse pormi una nuova domanda, detipo Cosè per lei la follia? Noera questo chmavevchiesto poco prima a proposito della passioneInvecsi limitò a porgermlmano.

«Mhfattpiacere parlarcolei» disscon lintenziondcongedarsi. «Scussmsondilungato su dericordi ormalontani..Considerqueste confidenzallstregua dcerte tramfrivole dei giornali femminiliEcco il titolo accattivante per una rubricaRaccontate un amore della vostra gioventù...»

«Lsunon è affatto una tramfrivola» protestai corispetto. «Meriterebbe dessernarrata...»

L’uommi guardò conservandancora il sorrissulllabbraPoalzò lmano aperta in segndsaluto, e primdvoltarmlspallesclamò:

«Faccibuouso della libertà.»

Furono lsue ultime paroleLseguii con lsguardo fino a quando nosparì sullrampa dePonte degli Scalzi, inghiottito dallfolla deturistiIquel brevlasso di tempo, duminutamassimo, mi interrogasul significato dellsuraccomandazionfinalePotevvoledirchalla libertà lui erstato costretto a rinunciarecambiando a malincuore il profilo professionale da gondoliere a guida turisticamchavrebbe voluto mantenerla primcondizionepiù adatta una personalità sciolta e svincolata comla suaEppuranchcome guida turisticsera affrancato dallregolstabilendo un percorsalternativo, nericordo di una donna svizzerala bellLeoniecon cui aveva intrattenuto una relazionappagante, ancorché breveMi interrogaancora: o noerforsla libertà di perseguire un progetto di vita illuminato dallamore e dalla passionequellchraccomandava luomcarico di mistero a cui avevo prestato lorecchio e il mio tempoIsintesi: visto che amore e passione in una vincente giornata di trentanni primseranmanifestati in maniera prepotente fra lui e la bellLeoniechbisognavevanallepoca due giovani comlordrivendicare unaleatoria libertà individualrinunciando a una vita insieme, da condurre a Venezia o in qualche città dellSvizzera?

Persnemiei interrogativisalisul treno poco primche partisseavvisando il controllorchmermancato il tempo materiale per obliterare il biglietto. Lui vi appose unsigla e colseverità del diligente servitore dellFerrovie msollecitò aavanzarverso il centro devagoneTrovai posto nellultimfilaaccantafinestrino. Levai dalla borsa il librdFoucault e ripreslletturchavevo interrotto. Le paginssusseguivano luna dopo laltrfornendomi in quemomento scarsi spunti di riflessionefinché non terminala parte seconda e iniziala terzaIl titolo decapitolo scui lmia mente stranita sfermò riuscì a scuotermi: Del buon uso della libertà. Sgranai gli occhiL’uomelegante di cui avevappenascoltato lstoria personalegondoliere o guida chfossstato in passato, mavevsalutato esortandomi a fare un buouso della libertà, dopo avermchiesto quale librleggessiL’uomo conosceva il libro, e lconoscevcosì bene da poterne parafrasare i titoli desingoli capitoliDubitaallorche mavesse detto il versulle suesperienzdi lavoro, e che in realtà fosse un affabulatorcolto e di grande dottrinaL’idea chmfecfu quelldi un uomo incapacdletteraturizzarlsuesistenza perché angosciato dallvecchiaia in arrivo, o dallmancanza di attitudine pelscrittura; e che offrisslsustoridamore, importante ma durata un giorno, a chiunqufosse in grado drecepirnla portata e di trasporla in pagine degndesserletteFnellesattmomento in cui riposil librdFoucault nella borsachdecisi di esaudire il supposto desiderio dquelluommisterioso. E di occuparmancora unvolta della vita daltri, deviando dalla miaPrerogativa dchi scrive e di chi aspira a fare della propria libertà un usconveniente.

 

Anno pubblicazione

2019

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