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Stefania Villanova

Veramente noi Villanova Stefania

Veramente noi
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ROMANZO FINALISTA AL CONCORSO R COME ROMANCE 2019

Vera è la giovane commessa della suggestiva libreria “Lo scrigno” che fa da cornice all’intrecciarsi di tante vite diverse, ognuna col proprio bagaglio di gioie e difficoltà, ma accomunate da un’unica consapevolezza: in qualsiasi forma e a qualunque età si presenti, l’amore è sempre la risposta.

Primo capitolo

 

VERA – marzo 2017

 

 

 

Seduta nell’ultima fila dell’autobus che l’avrebbe riportata a casa nella periferia della città Vera guardò distrattamente fuori dal finestrino prima di immergersi nella lettura del voluminoso romanzo appoggiato sul suo grembo.

 

Nonostante avesse quasi trent’anni si muoveva solo con i mezzi pubblici, con buona pace di parenti e amici che, in più occasioni avevano tentato di convincerla a passare ad un mezzo di trasporto più comodo e adatto alla sua età.

 

In realtà a Vera piaceva quella routine quotidiana che le permetteva di starsene seduta senza pensieri a leggere un buon libro e, intanto osservare gli altri passeggeri.

 

Erano più o meno sempre gli stessi e, pur non avendoci mai parlato a parte qualche banale scambio di battute sul tempo, in qualche modo si era affezionata a ciascuno di loro.

 

Alla donna un po’ trasandata che prendeva posto sul bus sempre all’ultimo momento portandosi appresso due grosse borse della spesa.

 

Vera se la immaginava varcare la porta di casa mentre i suoi tre bambini le correvano incontro chiassosi e felici di rivederla.

 

Oppure alla coppia di studenti che salivano alla fermata davanti al liceo tenendosi per mano e scambiandosi effusioni lungo tutto il tragitto, apparentemente ignari della vecchietta seduta impettita dietro di loro che li osservava sdegnata brontolando sottovoce sulla mancanza di decenza di questa gioventù moderna.

 

Ma il suo preferito era un ragazzo che se ne stava per tutto il tempo chino su un album da disegno.

 

Da dove era seduta Vera non riusciva a scorgere cosa disegnasse così concentrato; aveva anche pensato di cambiare posto per poter guardare un po’ più da vicino, ma la sua proverbiale timidezza la teneva incollata al sedile… e così in un baleno arrivava la sua fermata e lei scendeva quasi rattristata che il viaggio, anche per quel giorno fosse giunto al termine.

 

Da poco più di sei mesi era andata a vivere da sola in una piccola, ma graziosa mansarda che lei considerava il suo rifugio. Suo e dei suoi libri, amici inseparabili e preziosi.

 

Era una vera e propria passione la sua, iniziata quando era ancora piccola e cresciuta con lei.

 

Per questo era stato un vero colpo di fortuna essere assunta alla libreria “Lo scrigno”, anche se più di una volta le era capitato di pensare che il termine “libreria” non la descrivesse appieno.

 

La porta di noce massiccio introduceva i clienti in un mondo antico dove il profumo dei libri era esaltato dall’aroma sprigionato dal legno stagionato degli scaffali, mentre la luce dei piccoli abat-jour disposti strategicamente contribuiva a creare un’atmosfera intima e accogliente.

 

In un angolo appartato faceva bella mostra di sé una comoda sedia a dondolo dove potersi sedere in compagnia di un bel libro e di una buona tazza di thè nelle fredde giornate invernali, oppure scambiare due chiacchiere con Teresa, la proprietaria una donna sulla sessantina sempre gentile e disponibile.

 

Rimasta vedova poco più che trentenne, aveva cresciuto non senza fatica i suoi due figli, Maurizio e Luisa, che però non avevano ereditato da lei la passione per i libri.

 

Maurizio, il più grande lavorava in uno studio come commercialista, mentre Luisa svolgeva il ruolo di interprete per una grossa multinazionale.

 

Fin dal primo incontro aveva provato un’antipatia istintiva per il figlio maggiore che, pur avendo solo trentatré anni le era sembrato troppo rigido e a tratti quasi infastidito dall’atmosfera calda e familiare che regnava nella libreria.

 

Per sua fortuna, però nell’anno trascorso da quando era stata assunta Vera lo aveva visto di rado.

 

 

 

Quella mattina, come sempre Vera era arrivata alle nove in punto bloccandosi, però sulla soglia perché ad attenderla, invece della signora Teresa aveva trovato proprio Maurizio.

 

Appariva più serio del solito e una profonda ruga gli segnava la fronte. Inoltre, al posto dell’immancabile giacca e cravatta indossava un paio di jeans e una polo che ne mettevano in risalto il fisico asciutto. Anche i capelli, di solito rigorosamente portati all’indietro ora gli ricadevano sugli occhi facendolo sembrare più giovane.

 

Vera era talmente persa nelle sue osservazioni da non accorgersi che lui le stava parlando.

 

«Signorina, mi sta ascoltando?»

 

Riportata alla realtà dal tono brusco di Maurizio lo guardò negli occhi e vi lesse una profonda preoccupazione. Subito capì che doveva essere successo qualcosa alla signora Teresa, altrimenti non si spiegava la sua presenza lì.

 

«Mi scusi,» balbettò «può ripetere per favore?» 

 

«Stanotte mia madre ha avuto un malore ed è stata portata d’urgenza in ospedale. Si è trattato di un piccolo attacco cardiaco, ma sembra averlo superato. Al momento è ancora in terapia intensiva, ma è stabile» rispose laconico.

 

A quelle parole Vera sbiancò: era molto affezionata alla signora Teresa e la notizia del suo malore la mise subito in ansia.

 

Stava per chiedergli notizie più precise quando il figlio già sulla porta la apostrofò con fare sbrigativo:

 

«Ci pensa lei qui, vero? Ha le chiavi per chiudere immagino.»

 

«Sì, certo.»

 

«Bene, arrivederci.» Vera rimase ancora per qualche istante a fissare la porta ormai chiusa, chiedendosi come una donna così sensibile come Teresa potesse avere un figlio tanto antipatico e indisponente.

 

 

 

La giornata trascorse lenta, con i soliti clienti a cui dovette ripetere quel poco che sapeva riguardo alle condizioni di salute della proprietaria.

 

In particolare il signor Perrotta, che passava ogni mattina a dare loro il buongiorno, magari con un sacchetto di brioches ancora calde.

 

Vera sospettava che l’anziano cliente avesse un debole per Teresa: spesso lo aveva sorpreso a guardarla di sottecchi mentre se ne stava seduto sulla comoda poltrona vicino allo scaffale dei libri gialli e pensava che nessuno lo stesse osservando.

 

Era un signore distinto coi capelli ormai canuti, che, nonostante l’età conservava ancora un certo fascino e con il suo portamento deciso lasciava intendere di essere stato davvero un bell’uomo da giovane.

 

Finalmente arrivò l’ora di chiusura di quel sabato sera e Vera si avviò stancamente verso la fermata dell’autobus, ripromettendosi di andare a far visita a Teresa l’indomani.

 

Anno pubblicazione

2019

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