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Autore

Lorena Grattoni

Morte in Canonica

Morte in Canonica
Prezzo 10,00

Campeda, la più piccola frazione del Comune di Sambuca Pistoiese, sorge isolata nella valle del Reno, immersa tra boschi di castagni e querce. Diciannove case e una Chiesa. Dal 1972 ospita nella sua canonica Don Antonio Bonanni, insieme alla perpetua Mariella e una variegata famiglia allargata. La pace del luogo subisce un vero terremoto quando ne fa ritorno il fratello del prete, Giuseppe, uomo inquieto e affascinante, dopo la sua misteriosa sparizione, 40 anni prima. Il suo soggiorno sarà purtroppo di breve durata perché improvvisamente una drammatica morte lo sorprenderà. Don Antonio dovrà confrontarsi con diversi personaggi, tutti accomunati fra loro da rapporti con la vittima, alcuni dei quali equivoci e sfuggenti, lo metteranno nella condizione di dubitare persino del suo ruolo di uomo di Chiesa. Sarà proprio lui a scoprire la verità sulla vera causa della morte del fratello, in un finale inaspettato e drammatico, dove vengono svelati sconvenienti e tristi segreti, nascosti fra le pieghe dei monti che circondano il piccolo paese.

Primo capitolo

UNA RIFLESSIONE SU
“MORTE IN CANONICA”,
FORSE UNA PREFAZIONE


Un’apparizione inattesa interrompe l’esistenza apparentemente quieta e monotona di una frazione situata nell’Appenino Tosco-Emiliano, dove tutti gli abitanti si conoscono fra loro da tempo immemorabile (o almeno così si illudono di credere).
La vicenda si sviluppa sullo sfondo di una realtà quasi dimenticata, di sapore antico, dove ogni personaggio presenta proprie caratteristiche ben delineate, protagonista di storie vissute con la dignità e la riservatezza tipiche di chi è nato e cresciuto in borghi lontani dai grandi centri abitati.
Il ritorno di Giuseppe, fratello del parroco del paese, risveglia ricordi ormai sopiti dal tempo in ciascuno dei protagonisti, a cominciare proprio da Don Antonio, che non esita ad accoglierlo con un’incontrollata manifestazione di sincero affetto. Basterà però pochissimo tempo perché Giuseppe si manifesti in realtà per quello che è sempre stato: un donnaiolo, una personalità irrequieta, invidioso e insofferente verso gli altri e l’ambiente che lo ha visto nascere, capace di non fermarsi di fronte a nulla pur di raggiungere i propri scopi e soddisfare i propri desideri.
Le singole reazioni dei vari abitanti del paese, fra i quali merita di essere ricordata Mariella, tratteggiata con sapiente maestria, persona di una struggente e quasi infantile tenerezza, si dipaneranno fino all’evento che costruirà l’epilogo della narrazione, nel quale Don Antonio sarà costretto ad affrontare con doloroso travaglio interno l’inevitabile conseguenza causata dallo sprezzante atteggiamento del fratello. Un finale amaro, caratterizzato da un addio gonfio di solitudine ma al contempo forse privo di rimorsi.

Lorena presenta una storia asciutta, priva di fronzoli, che scorre in maniera misurata; in realtà, si farebbe grave torto al romanzo se si tralasciasse l’aspetto con cui l’autrice dedica una grande parte della propria forza narrativa nella descrizione del piccolo paese collocato a metà fra la collina e la montagna e nella cura dedicata a tratteggiare delicatamente i particolari propri della quotidianità (abitudini alimentari, la semplicità della vita, l’assistenza reciproca).
Morte in canonica rappresenta un profondo atto d’amore verso un microcosmo intensamente vissuto e assorbito in prima persona già a partire dalla prima adolescenza: è sufficiente soffermarsi un attimo sullo splendido passo “…Campeda è silenzio e vento…” per apprezzare compiutamente lo spirito della storia, degustandolo come si assapora un vino raro e fragrante.
Chi ha avuto modo di trascorrere anche un solo giorno in questo piccolo borgo, magari percorrendo in giovane età il sentiero che lo collega alla strada provinciale, con zaino e sacco a pelo al seguito, non potrà che convenire con quanto è appena stato detto.
Il lettore non dimentichi che il romanzo è un giallo dall’ambientazione particolare: nella caratterizzazione dei vari protagonisti traspare una metafora sui guasti dell’animo umano, che legano in maniera indissolubile le persone ai loro comportamenti trascorsi, nonostante l’appannamento della memoria dovuto al trascorrere degli anni. È la stessa, sapiente architettura della narrazione che consente di inquadrare gradualmente le singole figure dei personaggi, ognuno dei quali custodisce, salvo una o due eccezioni, il proprio scheletro privato nell’armadio.
Buona lettura, quindi.

Gabriele Giardini

Anno pubblicazione

2021

Pagine

100

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-440-5

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