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Vito Introna & Francesca Panzacchi

FUGA D’AMORE A POLIGNANO

FUGA D’AMORE A POLIGNANO
Prezzo del libro 3,49
FUGA D’AMORE A POLIGNANO Prezzo dell'Ebook 3,49

Lara dopo un anno di vita rurale ha nostalgia di Bologna. Rodolfo dal canto suo si è calato fin troppo bene nella parte del contadino, diventando avaro e tirato, a volte insopportabile.

Alla fine si parte per Bologna, ma Lara ha voglia di visitare la meravigliosa Polignano a Mare. Rodolfo non gradisce il cambio di programma, rivelandosi pesante e scorbutico. Forse Lara non è nata per fare la contadina, a Bologna l’attende un ex ancora innamorato, ma non gli dà peso. Quando però una sua vecchia amica stilista trapiantata a Bari le offre un piccolo lavoro nel mondo della moda, decide che forse Rodolfo merita una lezione…

Primo capitolo

1. Partire

 

«Hai preso tutto?»

Rodolfo irruppe nella stanza spalancando la porta.

Lara non rispose, non si voltò nemmeno, presa com’era dal disperato tentativo di far entrare un ultimo paio di decolté tacco dodici in valigia.

Rodolfo allargò le braccia sconsolato.

«Guarda che staremo via solo una settimana, non due mesi!»

«Infatti ho preso solo l’essenziale» ribatté un po’ seccata.

«Facciamo così…  io scendo e ti aspetto ancora per un quarto d’ora, dopodiché me ne vado da solo, ok?»

Lara sbuffò.

Lui scese le scale, caricò il suo trolley nel bagagliaio lasciando il portellone aperto in attesa di quello di Lara.

Fumò una sigaretta, rispose al telefono, fumò un’altra sigaretta. Salutò i cani un’altra volta.

Dopo trentacinque minuti di attesa di Lara non c’era ancora traccia.

«LARA SCENDI!» la voce di Rodolfo riecheggiò nel silenzio delle Murge.

«Eccomi arrivo» gli rispose una vocetta sottile in lontananza.

«STO ANDANDO VIA» urlò di nuovo.

Salì in auto e mise in moto. Faceva sul serio.

Buttò uno sguardo al portone di casa dove Lara lo fissava a braccia conserte.

«Beh, che c’è ora?»

«Non pensi di darmi una mano?»

«Ok, alla valigia ci penso io, ma tu sali a bordo che vorrei arrivare prima che faccia buio!»

Lara, imperturbabile, si diresse verso l’auto ondeggiando su un paio di stivali neri, mentre Rodolfo trascinava un’enorme valigia fucsia fino al bagagliaio.

Una volta salito in auto fece per rimproverarla, ma lei gli baciò le labbra prima che potesse proferire parola.

«Lara…»

«Dai su andiamo che è tardi» tagliò corto lei allacciandosi la cintura di sicurezza.

Rodolfo ricacciò in gola un urlo e varcò la soglia del cancello.

Ringo e Alì abbaiarono forte come se presagissero che il distacco dal loro padrone sarebbe durato più a lungo del solito.

 

«Ma lo sai che questo è il nostro primo viaggio insieme?»

«Beh, più o meno…»

«Le altre erano piccole fughe… roba di qualche giorno, un viaggio è una cosa diversa.»

«Ci farà bene cambiare aria.»

«Sono così felice!» esclamò Lara sistemandosi la frangia davanti allo specchietto.

«Speriamo che Maristella si ricordi di sfamare i cani.»

«Dai non preoccuparti amore, se la caveranno anche senza di noi. Anzi, faranno la guardia alla masseria.»

«Per loro sarà un trauma, non li ho mai lasciati per più di due giorni.»

«Ora non essere melodrammatico…»

«Dici così perché ami i gatti» ribatté Rodolfo «e sai poco di cani.»

«Sono in due, si faranno compagnia. Stasera chiamiamo Maristella per sapere come va.»

«Ah puoi giurarci.»

«E adesso cosa stai facendo?»

«Niente.»

«Perché hai abbassato il finestrino? Mica vorrai fumare in macchina?»

«Eddai Lara, non rompere!»

Rodolfo irritato si accese una pestilenziale sigaretta e tirò dritto verso il casello di Palagianello.

Quel tratto di autostrada era al solito deserto, la vecchia Opel Astra ringhiava sull’asfalto liscio, sotto un inquietante sole venusiano.

«Mi sa che piove, fino a Bologna troveremo parecchi temporali» mormorò lui.

Lara, irritata dalla puzza di fumo, non lo stette a sentire e continuò a giocherellare con lo smartphone.

«Non vedo i miei figli da troppo tempo, e poi devo prendere parecchia roba, ricordi?»

Lui annuì, non aveva nessuna voglia di accompagnarla; Bologna era bellissima, ma in passato aveva dato casa a troppi problemi, non ultimo lo scippo da parte di Franco Montanari.

In realtà l’antico rivale si era sposato pochi mesi prima con una donna orribile e ora sembrava tranquillo, aveva smesso di cercare Lara (almeno così dichiarava lei) e da tempo non faceva più parte delle loro conversazioni.

Tuttavia Bologna nel bene e nel male l’aveva segnato e se soltanto Lara fosse stata in grado di guidare per più di tre chilometri in fila l’avrebbe tranquillamente lasciata partire da sola.

 

Lara a un certo punto abbassò il volume dell’autoradio, quasi ipnotizzata dallo schermo dello smartphone.

«Rodolfo, Acquaviva delle fonti, ci siamo!»

Lui la guardò con aria interrogativa.

«Da Acquaviva a Polignano a Mare sono solo trenta chilometri. Andiamo?»

«A Polignano?»

«Certo, me l’avevi promesso e invece quest’estate non ti sei fermato un minuto. Non si vive di sola uva!»

Rodolfo soppesò la cosa, l’uscita per Acquaviva era vicinissima.

«Ma se ci fermiamo lì poi con i figli come fai? E i bagagli?»

«Senti, portami a Polignano e poi magari salgo in treno a Bari e me la sbrigo da sola.»

«E col baule come la mettiamo?»

«Alessandro è più alto di te, Andrea ha la forza di un toro. Mi aiuteranno loro.»

«Ma cos’è che ti ha preso?» Rodolfo sconcertato girò verso il casello. «Polignano la visitiamo tutta in tre ore, cosa credi che sia?»

«Tu me ne hai sempre parlato male per tenermi buona ma so che è magica, un autentico spettacolo della natura. Vivo in Puglia da un bel po’, è ora di visitarla.»

Rodolfo pagò alla biglietteria automatica e di pessimo umore rasentò l’abitato di Acquaviva delle Fonti. La strada interna per Polignano la conosceva bene, se possibile faceva ancora più schifo della Fossamorena-Taranto. L’auto cominciò a sobbalzare fra buche, dossi e curve serpeggianti.

«Ma cos’è un rally?» chiese lei intimorita.

«No, è la Puglia.»

«Hai ancora le chiavi della tua villa?»

«Che? Ma allora non mi ascolti proprio quando parlo!»

«Non le hai?»

«Le ho sì, ma non ci entrerei per tutto l’oro del mondo. I miei, che il diavolo se li tenga, hanno lasciato la villa in usufrutto a vita a mio fratello, che ha messo su un B&B da quattro soldi.»

«Ah già. E non possiamo dormire là?»

«Pagando cento euro a persona?»

«Così tanto già in marzo?»

«A luglio duecento. Agosto trecento e passa.»

«E la gente ci va?»

«Non saprei, non credo faccia grandi affari. Conoscendolo quel megalomane di Luigi si sarebbe subito comprato qualche macchina di lusso, invece arranca ancora col Doblò. Si è improvvisato albergatore, ma non me lo vedo portato.»

 

Il paesaggio, piatto e uniforme, non invogliava Lara a nuovi slanci di entusiasmo. La campagna murgiana era molto più scabra e spenta di quella emiliana, i trattori agricoli vetusti, i muretti a secco e le masserie abbandonate fra ulivi e pascoli di maggese cominciarono a incupirla.

«Rodolfo, perché sei così nervoso? Ogni tanto uno strappo alla regola ci fa bene, un po’ di tempo lontani dai campi e dalle tasse, dal consorzio agricolo…»

«Senti» Rodolfo si accese un’altra sigaretta «io ti avevo già accennato ma ormai ci siamo e voglio che tocchi con mano. Polignano di essere bella lo è. Ma ha solo la bellezza.»

«Cioè? Non ci son attrezzature?»

«No, quelle negli ultimi anni le hanno messe, più o meno. Sono quasi tutti baresi però.»

«Ma perché?»

«Perché i polignanesi sono…  lo vedrai da sola.»

 

 

Conversano era un bel paese, ma già alle prime case Rodolfo ebbe un violento alterco col navigatore.

«Maledetti, continuano a cambiare sensi di marcia ogni mese, guarda che casino!»

«Ma stai calmo, sembra una bella cittadina.»

«Lo è, ma anche qui ho conservato pessimi ricordi.»

«Quella tua fidanzata che impazzì?»

«Sì» Rodolfo abbassò lo sguardo e finalmente ripartì lungo la via estramurale «aspetta che forse riesco a tirarmi fuori da questo dedalo… ok sì, Assunta impazzì un anno prima che partissi per Roma e… eccola!»

Lara un po’ ingelosita si sporse verso il parabrezza.

Una donna bassa e grassottella ciabattava goffamente su vecchi zatteroni, indossando strani calzini scozzesi e sopra una ridicola gonna a coste. La seguiva un tipo brizzolato e curvo dallo sguardo spiritato, entrambi reggevano sottobraccio dei libri.

«Mamma mia!»

«Sono vent’anni che è così, non riuscì a laurearsi e una cura psichiatrica sperimentale l’ha precipitata in quel buio. Un tempo me la invidiavano tutti ma…»

«Ormai c’è poco da invidiare» lo gelò lei.

Rodolfo tacque, discese verso Cozze e il mare agitato li accolse all’orizzonte.

«Ormai ci siamo, entro direttamente in paese. Per la villa dei miei, è in periferia, la vediamo domattina.»

«Vuoi dormire qui?»

«Preferisci tornare casa?»

«No, per carità, facciamo come dici tu. Ho fame, sai dove andare a pranzo?»

«Sì. Purtroppo.»

Anno pubblicazione

2021

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