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Riccarda Riccò

LA CONOSCENZA DI SOFIA Riccò Riccarda

LA CONOSCENZA DI SOFIA
Prezzo del libro 14,00

Chi è il Lupo? Cosa nasconde il Ponte del Diavolo? Cosa significano quei fogli scritti dal nipote autistico? Chi ha ucciso sua madre?
Convinta di trovare un mondo puro e lontano dal ricco ambiente nel quale non si riconosce più, Sofia sarà attratta dal canto del Lupo, come Ulisse da quello delle sirene. Ma il Lupo è un asociale dal passato oscuro e la crescita dall’ignoranza alla conoscenza si farà complicata, diventando un compromesso di sensualità tra fantasmi, credenze e insidie.
Una storia d’amore e di trasformazione interiore sullo sfondo di un omicidio non risolto in luoghi reali dell’Appennino tosco-emiliano.

Primo capitolo

Capitolo 32
Non volendo trovarsi sola con Piero Bartolini, doveva prima chiedere a Nanni di andare con loro. Lo cercò a scuola e gli ricordò la visita che si erano prefissati.
Nanni sembrò molto contento dell’idea,
«Torno sempre volentieri in quel luogo per me magico», disse, «e andarci con un esperto conoscitore del Frignano come Piero aumenta il piacere, e magari trovo anche qualche fungo.»
Le buttò lì qualche pomeriggio possibile che lei incrociò con le sue disponibilità, quindi si diresse decisa dal collega di italiano e sorridendogli da lontano gli comunicò: «Lunedì pomeriggio Ponte del Diavolo, io, te e Nanni. Puoi?»
Piero le fece l’ok con pollice e indice e un largo sorriso.
Dopo l’ultima ora a scuola avrebbero mangiato un panino al bar sulla provinciale e da lì si sarebbero diretti verso la loro meta.

Appena fuori Lama Mocogno, presero a sinistra una stradina asfaltata dove parcheggiarono la Ford Focus bianca e da lì partirono a piedi per una salita di circa mezz’oretta.
Sofia non aveva mai amato camminare, ma apprezzò incredibilmente quel comodo sentiero, abbastanza pianeggiante da potere godere appieno del magnifico paesaggio e respirare i boschi di castagno.
Marciavano silenziosi nel freddo di inizio dicembre, di quelle giornate limpide invernali che si può pensare siano dei doni di puro cristallo.
«Perché il diavolo?» chiese a un certo momento Sofia, in un punto in cui la boscaglia si infittiva. E così Bartolini spiegò che i vecchi montanari pensavano fosse opera diabolica, e questo per un antico mito popolare. Quella leggenda d’altri tempi raccontava di un contadino che, per non dover percorrere tutti i giorni tutto il lungo corso d’acqua, aveva chiesto aiuto al diavolo in persona. Sì, satana aveva accettato, lo avrebbe agevolato con un ponte, ma, come spesso succede in questi casi, avrebbe voluto in cambio la sua anima. Così, Clara pacta, il demone cominciò a trascinare dalla vetta della montagna il monolite a valle, ma anche lui non aveva messo in conto tutto, perché a un certo punto si arrestò affascinato dai canti delle streghe, un po’ come era successo a Odisseo con i canti delle Sirene. Ed evidentemente rimase là imbambolato un bel po’ a lungo, tutto preso dalla musica del sabba di quelle maliarde, perché addirittura non si accorse del sopraggiungere dell’alba, e dovette lasciare il lungo blocco di pietra lì dove si trovava per non farsi vedere dal Sole, in un punto che non ti aspetteresti, o almeno in cui non ti aspetteresti di trovarci proprio un ponte, quello strano luogo in cui si trova oggi.
«Che storia fantastica» mormorò Sofia, «ma cos’è che cantavano le Sirene?» invitò il collega a un approfondimento epico ricordando il vecchio riferimento fatto da lui un paio di mesi prima alle tre Parche.
«Non si sa, Omero non lo dice... forse per quello, per non avere una risposta, il canto di queste mostruose creature non ha smesso di esercitare il suo incantesimo» spiegò Piero visibilmente lusingato.
Il non avere la soluzione delle cose mantiene intatto il loro fascino, pensò Sofia. Il potere di seduzione del Lupo...
«La nostra Sofia da che voce viene ammaliata?» chiese Nanni fermandosi a controllare la commestibilità di un fungo.
«...al momento sono attratta dal regno animale...» rise lei.
«Pericoloso...» la guardò Nanni, «e cosa fai per non restare imbrogliata nella trama? Ti turi le orecchie con la cera come i compagni di Odisseo o ti leghi all’albero maestro?»
«Cerco di sentire un miagolio dove mi arriva un ruggito.»
«Mmmmmhhh. Touché dalla nostra professoressa» Nanni si portò la mano destra sul cuore, «che formazione hai?»
«Conservatorio.»
«Allora sei tu che fai la musica suadente...» le strizzò l’occhio lui.
Ripresero la marcia con buon passo.
«Quindi queste sirene, streghe, diavoli?» chiese dopo un po’ Sofia a Bartolini.
«Questi mostri fantastici sono sempre pronti a tenderci delle insidie» disse lui, «come la Ninfa dagli occhi verdi del Lago di Passo del Lupo, che faceva innamorare gli uomini, con la sua bellezza e la sua voce, gettava il ponte di cristallo a cacciatori, pastori e carbonari affinché la raggiungessero e poi li faceva affogare. Ma anche lei alla fine c’è rimasta in mezzo...»
«Quindi un gran casino» mormorò la ragazza, scivolando.
«Bisogna fare molta attenzione» disse Piero, «guardare bene a dove si mettono i piedi... poi bisogna proteggersi dalle insidie, piazzare delle marcolfe sulle porte d’ingresso.»
«Delle che??» fece lei
«Le marcolfe, le teste di pietra sulle case che trovi nel Frignano, usate per scaramanzia contro spiriti maligni e nemici in genere» spiegò lui.
Sofia non rispose, pensando che Piero sapeva davvero tutto su quei luoghi.
Dopo circa mezz’ora di cammino quella che lei vide le sembrò una ciclopica scultura emersa dal nulla. Rimase a bocca aperta a guardare l’inspiegabile lunghissima forma di roccia arenaria che come un gigantesco arco attraversava la fitta boscaglia di castagni piazzandosi in mezzo alla montagna. Tutt’attorno la natura selvaggia, rami intrecciati, muschi, tappeti erbosi, foglie, tracce pressoché invisibili di sentieri segnalati e ancora il pazzesco monolite, alto e stretto, senza parapetti, opera davvero demoniaca, modellata dall’erosione e dalle forze del creato.
«Non ci credo...» disse Sofia
«Fantastico eh?» fece Nanni saltando sulla roccia. «E attenta al grande foro nella protuberanza, che se ci infili dentro la testa arriva il diavolo e ti decapita.»
«E sempre lì che si ricade! La musica delle streghe, i canti delle sirene, il foro del diavolo...» iniziò a recitare Sofia.
«La mela del serpente» concluse Bartolini.
«E la conoscenza dove la mettiamo allora?» sbatté teatralmente gli occhi la ragazza. «Restare nell’ignoranza per il timore della punizione? Il solito casino.»
Il silenzio cadde tra di loro. Per un po’ lasciarono parlare gli elementi della natura, ascoltando solo la loro voce senza significati troppo stregati, la pura e semplice magia del vento tra i rami, di qualche sorgente sotterranea, delle bestie del sottobosco, come Enea che sulla scia di Odisseo sentì solo l’infrangersi delle onde sulle rocce.
Ma il mutismo durò poco, perché per ascoltare il silenzio ci vuole molto coraggio, e il primo a riemergere dalla profondità fu Bartolini.
«...il ponte d’Ercole comunque è servito a diffondere la conoscenza. Probabile che fosse strada di passaggio tra Emilia e Toscana nei millenni.»
Sofia sorrise tra sé notando che a quel giro il collega aveva preferito chiamarlo Ercole, neanche che citarlo con l’altro nome si evocasse davvero un po’ troppo il maligno.
«Dov’è stata trovata Caterina?» chiese poi, che aveva la domanda in gola dall’inizio della gita.
«Laggiù, dove c’è quel boschetto di sempreverdi» le indicò Piero.
«Ma chi può essere stato? Se davvero si è trattato di un omicidio...»
«Non si sa, come il canto delle sirene.»
Nanni si schiarì la voce.
«Potrebbe essere stato chiunque, ma nessuno è mai riuscito a trovare uno straccio di collegamento, un misero elemento dal quale partire per fare delle indagini.» Nanni si chinò a raccogliere un porcino mezzo mangiato dalle lumache, «anche questo va bene sott’olio...» disse, poi descrisse vari funghi e la loro natura, e infine aggiunse, «potrebbe essere stato un uomo non corrisposto, Caterina era di una bellezza straordinaria, oppure una donna gelosa, proprio per questo motivo. Chiunque sia stato, è qualcuno che conosce bene il territorio, e che la conosceva, che è passato a prenderla. Si erano messi d’accordo verbalmente, non ci sono tracce di comunicazione sul cellulare.»
«Ma cosa faceva Caterina qui?» domandò Sofia
«Raccoglieva rosa canina» rispose Bartolini, «come evidentemente era successo altre volte.»
«Rosa canina??»
«Sì, ha proprietà antinfiammatorie ed è ricca di vitamine. Si fa una marmellata speciale» spiegò Bartolini.
«Piero, tua moglie la fa particolarmente buona...» disse Nanni.
«Sì, ma non è difficile» disse lui.
Sofia si chiese se mai l’avesse assaggiata e pensò di sì, chissà quando.
«Ma possibile che nessuno abbia trovato una traccia di qualche tipo?» incalzò la ragazza.
«È così. Niente di niente. Un caso chiuso.»
«E Giulio?» chiese lei come illuminata.
«Giulio potrebbe essere la chiave di svolta, se solo parlasse... magari aveva capito qualcosa, e vede le cose da un’altra prospettiva, ma bisognerebbe entrare nella sua mente» disse Nanni.
«In realtà Giulio qualcosa scrive... a volte sono pensieri anche molto profondi, più spesso sono catalogazioni o parole in rima. Forse siamo noi che non riusciamo a leggere tra le righe» meditò Sofia battendo i piedi per terra e sfregandosi le braccia.
«È meglio tornare, il freddo si fa sentire» concluse Bartolini sbrigativo.

Anno pubblicazione

2020

Pagine

240

Formato

14x20

ISBN

978-88-9347-152-7

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