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Cristina Orlandi

LAMPI DI AMORE E CORRENTI CONTRARIE Orlandi Cristina

LAMPI DI AMORE  E CORRENTI CONTRARIE
Prezzo 10,00

Il rapporto tra Margherita e Riccardo è in crisi a causa dell’abitudine di lui di flirtare con altre donne, anche in presenza di Margherita.
In fase di rottura della relazione, Margherita decide di partire per la vacanza che aveva programmato assieme a Riccardo. Invece del compagno, Margherita porta con sé Teresa, un’amica di vecchia data.
In Puglia, Margherita e Teresa rimarranno incantate dai paesaggi e dal blu del cielo e del mare.
Il sole poi, è talmente scintillante che pare mandare lampi. Veri lampi di amore, che favoriranno incontri e sentimenti inaspettati: Margherita rivedrà Pietro, un amore dell’adolescenza, assieme al quale riprenderà il filo della storia. Teresa, invece, sarà contesa da diversi ammiratori.
La vacanza trascorre in un lampo. Un lampo d’amore. Riusciranno Margherita e Teresa a catturarne la luce, o dimenticheranno ogni cosa, una volta rientrate a casa?

Primo capitolo

Capitolo I

Dove sei, dove sei, dove sei?
Unico amore che rivivrei
(Mango)

Lei sarebbe arrivata di lì a poco. Tre settimane, una manciata di giorni, un numero di ore calcolabile. Pietro sapeva che, nel momento in cui lei lo avesse chiamato per dire che il suo viaggio era finito e lei finalmente si trovava nelle vicinanze, sarebbero per lui iniziati i guai. Molti guai.
I guai causati dalle donne erano come le tempeste: si annunciavano con un raffreddamento della temperatura e l’improvviso oscurarsi del cielo, mentre le nubi all’orizzonte diventavano sempre più minacciose. E quando dicevi “Ecco, arriva la tempesta”, eri già nell’occhio del ciclone, circondato da tuoni e fulmini.
Margherita era in grado di farlo finire nei guai.
Margherita era bella, simpatica, dolce e bene educata. Un bel guaio, insomma, per un uomo munito di compagna gelosa. Pietro ripercorse una scena in particolare, vissuta un anno prima, a Bologna, a casa di Margherita.
Angela, la sua compagna, notò che dalla finestra del soggiorno si vedeva una chiesa con il tetto a cupola.
«Oh, che bello» disse «È il santuario di San Luca?»
«No» rispose Margherita «San Luca si trova su un colle, visibile dalla parte opposta della città.»
Fu in quell’istante che Pietro cominciò a sentire in maniera netta e precisa l’inconfondibile sentore di guai.
Nel momento in cui Angela aprì la bocca, Pietro avvertì nell’aria la tipica elettricità che precede le tempeste. Infatti, Angela si mise a gracchiare: «È San Luca, è San Luca! Ho vissuto qui a Bologna per due anni, te lo dico io che è San Luca!»
Mannaggia ad Angela e al suo spirito competitivo. Angela non aveva capito con chi avesse a che fare: a Margherita la competizione non interessava per niente. Illuminò il viso con il suo grande sorriso (lo stesso di tantissimi anni prima, possibile?) e rispose ad Angela:
«Cara, io vivo qui da quando sono nata. Fanno cinquant’anni e oltre. Così tanti anni sono più che sufficienti per sapere come si chiama quella chiesa, e anche per essere certa che le vicinanze della stazione centrale non corrispondono, qui da noi, alla cima di un colle. Però, se proprio ti fa piacere dire che quello è il Santuario di San Luca, dillo pure!»
Povera Angela, non si era nemmeno accorta che Margherita la stesse prendendo in giro, dandole ragione con la condiscendenza che di solito si riserva ai bambini capricciosi. La competizione che Angela aveva cercato era stata affossata senza pietà dall’atteggiamento indifferente e fluido di Margherita, che con disinvoltura aveva subito cambiato discorso.
La visita a Margherita era durata solo una giornata, durante la quale Pietro non aveva mai smesso di sentirsi nei guai. E dire che tra Margherita e Pietro non c’era nulla. Si erano conosciuti durante una vacanza un po’ di decenni prima, quando erano poco più che ragazzini. Poi la vacanza era finita, e non si erano più rivisti per un tempo lunghissimo.
Dopo la gita a Bologna di Pietro e Angela, che vivevano in Puglia, la sensazione di guaio imminente si era pian piano attutita, sino a scomparire quasi del tutto. Quasi. Bastava vedere una foto di Margherita sui social o ricevere un suo messaggio affinché Pietro avvertisse di nuovo quel senso di pericolo elettrico. Se passavano alcune settimane senza che Margherita desse notizie, allora era Pietro a cercarla. Quella donna era un pericolo, ma un pericolo attraente. Un guaio, certo, ma un guaio bello.
E ora, Margherita stava per venire a trovarlo. Quasi un anno prima gli aveva scritto:
“Aiutami a trovare un appartamento per una settimana: l’estate prossima vorrei venire in Puglia.”
Lui le aveva trovato un alloggio, un incantevole appartamento a Polignano a Mare, e si ritrovava a contare i giorni che lo separavano dal suo arrivo.

Lo sta facendo di nuovo.
Margherita non ci credeva.
Riccardo, il suo caro Riccardo, il compagno che lei amava con tutta se stessa, la stava di nuovo umiliando.
Violenza non è solo tirare un ceffone pensava Margherita, ingoiando lacrime invisibili. Violenza è anche quando stai subendo un maltrattamento grave quanto un’offesa, ma in maniera così camuffata da finte buone maniere che sei l’unica ad accorgertene. Soffri, e non hai nessuno che ti consoli. Nessuna delle persone a te vicine capisce quanto lui si stia comportando male, e ognuna è pronta a dichiarare quanto il tuo compagno sia gentile, dolce e premuroso. Nessuno vede. Nessuno capisce quanto lui, in presenza di altre persone, eviti il tuo sguardo e sfugga a ogni tentativo di rivolgergli la parola.
Nessuna mano stretta sul tavolo mentre cenate, nessuna carezza. O meglio: un continuo sfiorare la mano della vicina di tavolo, un susseguirsi di parole sussurrate. Flirtare. Davanti a te, davanti a tutti. Tu rimani lì, come una scema, mentre lui fa la corte a un’altra, e nessuno attorno a voi pare accorgersene.
C’era una bella differenza tra socializzare e flirtare. Nessuna delle persone vicino a Margherita pareva condividere il suo disagio. Non si trattava di gelosia, né di egocentrismo. No, Margherita soffriva perché esiste davvero una forma di violenza peggiore di qualsiasi percossa, di qualsiasi ingiuria: l’indifferenza.
Era davvero possibile che Riccardo, a suo modo, amasse Margherita. In fondo, il fatto che lei fosse così innamorata, così fedele, così piena di attenzioni lo rendeva felice. Margherita era bella, dolce, innamorata. Non era affatto soffocante o lagnosa. Anzi. Era una persona dotata di grande autonomia e rispettosa degli spazi altrui. Mai si sarebbe sognata di pretendere di vivere appiccicata a Riccardo a mo’ di foglio su oggetti sottovuoto. Avere Margherita per compagna era gratificante (era una bella donna) e rilassante (non rompeva i coglioni), ma Riccardo non l’amava.
Ecco, era questo il punto. A Riccardo piaceva stare con Margherita, ma non ne era affatto innamorato, nonostante affermasse il contrario.

Margherita viveva con Riccardo, ma non era felice.
Riccardo era il suo compagno, ma non era vero amore. Certo, Margherita era profondamente innamorata, come lo erano almeno altre cinque o sei donne, così come non si poteva dire che Riccardo non amasse Margherita. L’amava, eccome, così come amava almeno altre dieci donne.
Forse per Riccardo era una questione di democrazia: per lui le donne erano tutte uguali, quindi ognuna di loro aveva il diritto di essere amata allo stesso modo.
Il fatto era che Margherita si era innamorata di Riccardo quando lui aveva cominciato a scriverle messaggi di complimenti. Parevano timidi messaggi, perché Riccardo all’apparenza era timido e serio.
Forse davvero non aveva il coraggio di mettere la faccia dichiarandosi apertamente alle donne che lo intrigavano, quindi in un certo senso poteva sembrare timido. Invece era solo un vigliacco, il più squallido esemplare di leone da tastiera che si potesse trovare.
Lui inteneriva con il suo atteggiamento da timido, i suoi occhioni sgranati da bambino innocente e sincero. Il messaggino sortiva spesso un effetto fuori del comune: agli occhi delle destinatarie, era più di un messaggino: era una dichiarazione di amore eterno e assoluto, era una poesia, era qualcosa di unico, era un fenomeno raro e prezioso, era un evento che avrebbe fatto da spartiacque tra il “prima” e il “dopo”.
Invece, Riccardo era solo un galletto da campanello di notifica, un esperto nell’invio di messaggi multipli a cui mancava il nome della destinataria, un campione da primato nella spedizione di missive con la dicitura “Sei bellissima”.
Certo, io e altre dieci. O venti. O cento. Che fatica si fa a inviare un messaggino? Pensava Margherita, amareggiata.
«Riccardo, io me ne vado» gli disse, quando lui rincasò la sera successiva all’ennesima cena in cui Margherita aveva fatto tappezzeria mentre Riccardo flirtava con la vicina di posto. «Non ne posso più della tua superficialità, del tuo continuo fare il lumacone con altre donne. Me ne vado perché tu non mi ami, non mi rispetti, non fai altro che umiliarmi in pubblico.»
«Margherita, non fare la bambina. Mi stai forse dicendo che vorresti che io fossi gentile solo con te? Ma non ti rendi conto che la tua gelosia è ridicola?»
«Non hai capito, caro Riccardo. Io voglio che tu sia “gentile” con tutte, tranne che con me» disse lei, afferrando la borsetta. Margherita sapeva mettere le virgolette, anche quando parlava. «Io non sono una delle tue tante amiche, conoscenti e ammiratrici. Avrei voluto che tu capissi questo: non voglio essere una qualsiasi, ma a quanto pare non ci sono riuscita» concluse uscendo di casa.
Margherita non aveva una valigia. Si era preparata la stanza degli ospiti, il suo obiettivo era riprendere possesso della casa di sua proprietà appena fosse scaduto il contratto con l’agenzia di air B&B a cui era stata affidata, quindi le sarebbero serviti almeno un paio di mesi. Per fortuna, non aveva mai affittato l’appartamento a inquilini con contratti a lungo respiro e nemmeno si era mai decisa a venderlo.

Anno pubblicazione

2020

Pagine

120

Formato

14x20

ISBN

978-88-9347-154-1

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