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AA.VV.

R come Romance Awards 21

R come Romance Awards 21
Prezzo 16,00

Questa antologia raccoglie i migliori racconti romantici del contest R come Romance 2021.
37 racconti che parlano d’amore, in tutte le sue sfumature.
Ecco gli autori presenti con un loro racconto 
Carla Barbagli, Cristina Biolcati, Blue Ace, Lisa Bortolini, Guido Burgio, Roberta Cadorin, Lea Da Ponte, Demian, Luigi De Rosa, Manuela Fiorini, Eugenia Gabriella, Gammarrota, Michela Garau, Margherita Gobbi, Bogdan Groza, Silvana Guarina, Patrizio Iezzi, Corrado Izzo, Elisa La Bruna, Lisa Libralato, Donato Maglio, Enrica Mambretti, Roberta Mammola, Savina Marchesini, Antonio Maviglia, Gianluca Melis, Anna Patrizia Mongiardo, Barbara Muto, Massimiliano Oliva, Gabriella Olivieri, Gabriella Olivieri & Sandra Becker, Francesca Panzacchi & Vito Introna, Renata Pieroni, Walter Serra, Edi Sist ,Federica Talarico, Luciano D. Urietti ,Angelica Vasile

Primo capitolo

COMPLEANNO CON NAUFRAGIO

Francesca Panzacchi & Vito Introna


«Ecco qua Rodolfo!» trillò Lara porgendogli un pacchettino piuttosto sottile fasciato da un bel nastro turchese.
«Cos’è?»
«Per te amore, dai apri.»
«Il mio compleanno è tra otto giorni…» rispose perplesso.
«Ma lo so, però data la natura del regalo, devo dartelo prima, altrimenti non riusciamo a organizzarci.»
«Mi fai paura.»
Lara rise.
«Insomma lo apri o no?»
«Ok, fammi un po’ vedere…»
Rodolfo prese il pacchettino e lo soppesò fra le mani prima di iniziare a scartarlo.
«Tranquillo, non morde e non esplode» scherzò Lara.
«Ma è uno scherzo?»
«Uffa Rodolfo! Aprilo e facciamola finita!»
Lui tolse il fiocco e scartò il regalo con una certa curiosità.
Rimase di stucco nel vedere ciò che aveva davanti a sé.
«Ma Lara…»
«Sei contento amore?»
«Ma questi sono…»
«Due biglietti per una piccola crociera nel Mediterraneo. Cinque giorni e quattro notti per festeggiare degnamente il tuo cinquantunesimo compleanno.»
«Hai venduto i tacchini?»
«I tacchini non si mangiano e non si vendono, lo sai. Si tratta di un viaggio premio. Possiamo scegliere data e destinazione. Hai visto che ho fatto bene a tornare al lavoro, anche se solo per qualche tempo?»
«Sono davvero sorpreso… è un regalo bellissimo, grazie.»
«Ma non ne sembri entusiasta.»
«Sono rimasto senza parole.»
Lara gli saltò in braccio e lo baciò.
«Non vedo l’ora di partire.»
«Non ci resta che decidere la meta».
«Veramente ci ho già pensato io amore, andiamo in Grecia! Contento?»
«Ah. Va bene, in fondo un posto vale l’altro. Basta che ci sia tu.»
«Vedrai, ci divertiremo da matti, come ai vecchi tempi.»
«Ora però devo organizzare un sacco di cose, sentire se Maristella è disponibile, dobbiamo pensare ai cani e…»
«Sì certo amore, organizzati pure, io intanto vado a vedere se ho qualcosa di adatto da mettermi.»
«Penso di sì, al piano di sopra ci sono due armadi strapieni di vestiti tuoi amore.»
«Però un bel vestito da sera nuovo non sarebbe male…» disse Lara iniziando a salire le scale.
Rodolfo fu tentato dal seguirla in mansarda e tendere un agguato amoroso, ma si trattenne. Era sudato fradicio, il fruscio delle stoffe indicava che Lara si stava provando qualcosa, rischiava di andare di corsa dal lavasecco inseguito dal suo muso. Come quella volta in cui l’aveva abbracciata di ritorno dai campi, senza accorgersi del suo nuovo abito di lino bianchissimo.

Come prevedibile l’indomani mattina si recarono a Bari, lei per scegliere qualcosa in via Sparano, lui in agenzia viaggi a confermare l’itinerario della crociera.
Proprio in agenzia viaggi però iniziarono le sorprese: Atene non era disponibile, le crociere libere comprendevano destinazioni più giovanili quali Mikonos, Kos, Santorini, Skiatos…
«Ma non devo mica andare ad abbordare! Non ha una rotta più culturale, adatta a due adulti?»
L’impiegato dell’agenzia, infastidito dal tono aspro di Rodolfo, ci pensò su un attimo.
«Atene è out fino all’autunno. Posso proporle Creta e Cipro, parte greca. Se vuole c’è anche la possibilità di trascorrere tre giorni e due notti a Istanbul, ma occorre un supplemento di seicento euro.»
«Così tanto?»
«Certo, e a persona.»
«Milleduecento euro per due notti? E dove ci fate dormire, dentro Santa Sofia? Siamo ospiti a casa Erdogan o avete restaurato le Blancherne?»
Il ragazzo stavolta perse del tutto la pazienza.
«Molto divertente, signor Dal Bianco. Confermiamo la crociera da pezz… economica allora?»
Rodolfo fu tentato dall’assestare una sberla a quell’insolente, ma si trattenne.
Un sms scosse il suo smartphone nel taschino e già sapeva chi fosse il mittente: la sua banca.
«Vada per Creta e Cipro. Mi saluti Solimano e Moustafà Kemal, eh!»
Firmò distrattamente i moduli, ritirò la sua copia con le carte d’imbarco e appena in strada diede uno sguardo al cellulare. Per fortuna Lara si era contenuta, attestandosi a euro trecentododici. La raggiunse mentre girovagava per Via Sparano, le prese la busta di Ferragamo e sbirciò all’interno.
«Un altro tubino? Sarà il dodicesimo che ti compri!»
«Mi piacciono ed era in offerta, poi il blu mi sta bene, lo sai.»
«Sì per carità, ma a Creta e Cipro non so in quanti potranno apprezzarlo.»
«Come sarebbe a dire? E Atene, l’Acropoli, il Partenone?»
«Ehm… cosa ne pensi di Erdogan?»
«Mi prendi in giro?»
«No amore, entriamo in quel bar, devo spiegarti qualcosa sulle vacanze degli smartbox…»
Ordinarono due caffè e si sedettero a un tavolino vicino al bancone.
«Sono stanca amore, torniamo a casa? Tra poco il caldo sarà irrespirabile.»
«Prima devo…»
«Comprarti un vestito nuovo?» suggerì Lara.
«Il completo blu andrà benissimo.»
«Ah quello ti sta proprio bene» ammise.
«Dicevo… prima dovrei sbrigare alcune commissioni, devo passare in posta e poi…»
«Ma non si può rimandare? Vorrei tanto rientrare, magari mangiare qualcosa e poi devo iniziare a pensare alle valige. Come al solito provvederò anche alla tua» sentenziò.
«Ma io…»
«Fidati, è meglio così» tagliò corto Lara.
Rodolfo, rassegnato, sospirò. «Siamo alle solite.»
«Quando si parte?»
«Sabato prossimo alle quindici. Dal porto di Bari.»
«Che meraviglia! Dai, paga i caffè che dobbiamo andare.»
Un’ora dopo Lara stava rovistando nell’armadio di nuovo in cerca dei suoi vestiti migliori.
Quando Rodolfo entrò in mansarda c’erano abiti e scarpe tacco dodici sparsi ovunque.
«Amore non ho niente da mettermi! Niente di adatto voglio dire.»
Rodolfo alzò gli occhi al cielo.
«Sei senza speranza amore, vado fuori a fumare.»
Lara, senza curarsi di lui, si rituffò a capofitto nel guardaroba.

Il Lungomare di Bari all’alba era stupendo, Lara ne rimase incantata.
Dopo un caffè al bar del Circolo Barion, presso cui il padre di Rodolfo era stato socio per anni, Lara volle passeggiare sul molo San Nicola e poi lungo il San Vito. L’aria era pulita, il traffico automobilistico ancora scarso, i gabbiani si tuffavano famelici, riemergendo quasi sempre con un’aringa nel becco, le sirene di un mercantile in partenza rimbombavano lontane. Rodolfo, irritato dalla levataccia, decise di scuotere l’amata.
«Lara cos’è? Ti sei incantata? Siamo già stati qui, non ricordi?»
«Sì… ma sai, all’alba è tutto più bello, intimo, poetico.»
«E tu per fare la poetessa hai voluto partire con quattro ore di anticipo?»
Lei sorrise. «Metti che poi quel rottame della tua auto ci lasciava per strada? Tra un po’ camion e barche a motore cominceranno ad ammorbare l’aria, poi dovremo fare il check-in… a proposito, come si chiama la nave?»
«Costa Pacifica.»
«Eh?»
«Una scoperta che ho fatto dopo aver pagato, purtroppo. La comanda Alberto Schettino, fratello minore di…»
Lara sbiancò.
«Dimmi la verità: è uno scherzo?» chiese con voce rotta, prossima al pianto.
Un naufragio era l’ultima delle avventure che desiderava vivere e il ricordo troppo nitido del disastro all’Isola del Giglio riemerse potente in lei, quasi annientandola.
«Sì, scema!»
«Stupido, lo sai che quando Schettino fece tutto quel macello io piansi al pensiero di quei poveretti intrappolati sott’acqua?»
«E come dimenticarlo? Stavamo insieme, eravamo in fuga amorosa a Firenze, non ricordi? Quella notte piangesti per ore, al punto da mandarmi in bianco.»
«Tu solo a quello pensi, eh. Non farmi altri scherzi del genere.»
Rodolfo, cresciuto tra scogli aguzzi, polpi e ricci di mare per le sue prime diciotto estati, sorrise.
«Aspetta…» si allontanò, lasciandola sola un attimo sotto il pergolato ornamentale. Tornò dopo pochissimo con un sacchetto di plastica fra le dita.
«È quello che temo?» chiese lei dubbiosa.
«Due alievi crudi, visto che si parla di mare ne approfitto per rifarmi lo stomaco. Gradisci?»
«NO! Che schifo, portami in un bar dove ci si possa sedere, sono stanca.»
«Va bene, faccio strada.» Finse di incamminarsi di buon passo.
Imprecando lo serrò per il braccio. I tacchi erano mortalmente scomodi sulle chianche che lastricavano il molo e lui, quella mattina più insopportabile che mai, aveva fatto finta di non accorgersene.
“Vuole proprio farmi infuriare, come l’anno scorso a Polignano. Ma stavolta lo sistemo io!” giurò a se stessa, mentre arrancavano verso l’ex sala Saicaf.
Finalmente si fece l’ora dell’imbarco e Lara preparò i documenti per salire a bordo.
Dopo i controlli della security si ritrovarono in un enorme salone pieno di specchi.
«Che meraviglia!» esclamò Lara estasiata.
Furono immediatamente immortalati dal fotografo di bordo e accompagnati alla loro cabina da un giovanotto che non spiccicava una parola di italiano.
«Partiamo davvero…» disse Lara con aria sognante.
«Sperando di non affondare tra i flutti.»
«Uffa Rodolfo! Non potresti goderti il tuo regalo di compleanno?»
«L’unico regalo che voglio sei tu» disse attirandola a sé e baciandola con trasporto.
«Non c’è tempo ora! Dobbiamo disfare i bagagli ed esplorare la nave!» disse Lara euforica.
Rodolfo suo malgrado si rassegnò, dato che non ci sarebbe stato modo di farla desistere.
Lara impiegò un tempo interminabile per pettinarsi e rinfrescarsi il trucco, poi indossò un completo casual color sabbia e scarpe più comode.
«Sono pronta! Ma tu non ti cambi?»
«Siamo usciti di casa quattro ore fa.»
«In crociera ci si cambia sempre amore.»
«Continuamente? Per tutto il giorno?»
«Esatto.»
«Ora capisco perché ti sei portata quelle valige enormi.»
«Oh guarda Rodolfo!»
«Cosa c’è?»
«Ci hanno infilato il programma di bordo sotto alla porta. Domani sera c’è la serata di gala, proprio la sera del tuo compleanno amore…»
«Sono un uomo fortunato.»
«Faremo dei selfie bellissimi, vedrai.»
«Ah non vedo l’ora» rispose col solito sarcasmo.

Fecero l’amore con la solita foga, cullati dal beccheggio della nave.
La nave in sé era piuttosto obsoleta, all’imbarco avevano avuto poco tempo per visitarla, dopo essere entrati nella piccola cabina di seconda classe erano saliti nel salone principale per un lungo cocktail di benvenuto organizzato dal commissario di bordo e dal primo ufficiale. Erano cinque, forse seicento turisti, in maggioranza italiani.
La serata era trascorsa lentamente, la nave aveva salpato in orario e già in serata stava costeggiando l’Albania. Ma un improvviso temporale aveva impedito a Lara e Rodolfo di visitare i ponti scoperti e dopo una cena a onor del vero deludente, si erano finalmente chiusi in cabina a fare l’amore per poi addormentarsi di colpo.
Al risveglio Rodolfo lasciò Lara a dormire beata e scese in tea room per la colazione.
Era molto presto, intravide una famiglia di milanesi incrociata la sera prima e un gruppo di asiatici, versò caffè e succo d’arancia e si guardò intorno. La sala, come anche il salone della sera prima, aveva un che di antico, pacchiano, finto, a cominciare dalle tovaglie a quadrettini rossi e gialli col ricamino sul bordo. Il caffè era lunghissimo e fu tentato dallo sputarlo. Uscendo in coperta notò altre stranezze: il ponte era pavimentato in legno, due grandi fumaioli da nave a vapore pompavano gas combusti a tutto spiano, i marinai, i camerieri, tutti indossavano divise in voga molti decenni prima. Incrociò un ufficiale in divisa da lavoro (tremendamente simile a quelle usate in un noto film) e gli chiese notizie sulla nave. L’uomo parlava solo russo e tirò dritto. Le scialuppe però erano di legno, non in poliestere. Le paratie arrugginite mostravano un’anacronistica imbullonatura a rivetto. Perfino la radio di bordo trasmetteva musica da camera antidiluviana. Alla fine scendendo al secondo ponte trovò una devastante conferma ai suoi sospetti: erano sull’Olympic, ex nave da carico americana riassemblata negli anni sessanta come controfigura di un noto transatlantico: il TITANIC.
Un piccolo museo adiacente al ponte effigiava le riprese sulla nave, con tanto di foto di attori dell’epoca, qualche cimelio proveniente dal vero Titanic, una gigantografia dell’iceberg che urtò il transatlantico e un busto in marmo del capitano Smith.
Solo che Lara, glielo aveva raccontato venti volte, dopo aver visto il remake di Di Caprio aveva pianto ininterrottamente per settantadue ore. Come spiegarle che l’agente di viaggio aveva scherzato pesante? Quando se la ritrovò di fianco nel museo, presagì il peggio.
Le sue attese non furono deluse.
«Che razza di nave è mai questa?»
«Che vuoi dire amore?» le chiese con finta ingenuità.
«CHE RAZZA DI NAVE HAI PRENOTATO AMORE?»
«Calma Lara, è tutta colpa di quel maledetto agente di viaggio!»
« Possibile che io non possa mai affidarti nessun compito?»
«Ma io non…»
«Zitto che potrei anche ucciderti!»
Rodolfo la lasciò sbollire e andò a fumare nell’area consentita.
Quando, mezz’ora dopo, andò a cercarla in cabina, fortunatamente si era già, in parte, calmata.
«Senti Lara…» disse abbracciandola da dietro.
«Giù le zampe che non sono dell’umore. Speriamo che almeno la cena di stasera superi le mie aspettative; al momento sono bassissime.»
«Cerchiamo di essere ottimisti amore.»
«Se non fosse il tuo compleanno ti picchierei.»
«Eh eh! Fammi gli auguri come si deve piuttosto.»
Lei lo baciò.
«Ti amo, ma non so se posso perdonarti.»
Lui si strinse nelle spalle e si sdraiò sul letto.
«Devo uscire per un po’, mi aspetti qui?»
«Dove vai?»
«Non posso dirtelo.»
«Per caso vai a complottare con la ciurma per farmi arrivare una torta a sorpresa durante la cena di gala?»
«Insomma Rodolfo! Vuoi proprio boicottarla questa vacanza!»
«Vai amore, mi fingerò comunque stupito.»
«Sarà meglio per te!»
La nave si avvicinava a Creta, primo scalo. Era prevista per l’indomani mattina un’escursione di nove ore, ma quella sera sarebbero dovuti restare a bordo.
Con Lara più perniciosa e refrattaria che mai, Rodolfo pensò bene di andare a conoscere il capitano, assente al cocktail di benvenuto e perennemente chiuso nel suo ufficio.
“Sono sicuro che sarà un vecchiardo tarchiato con venti centimetri di barba bianca!” disse a se stesso.
Ma quando fu ammesso al ponte di comando, sudò freddo. L’omone che gli venne incontro con aria ostile non somigliava affatto al capitano del Titanic.
Era la copia sputata di Schettino.
«Capitano mi permette? Rodolfo dal Bianco, oggi festeggio cinquantuno anni e volevo chiederle se, pagando il dovuto, fosse possibile organizzare…»
«Che cosa? Qui non si organizza niente di nuovo, abbiamo il nostro reparto marketing e comunicazione che lavora apposta per intrattenere i turisti, cosa crede? A proposito – l’uomo porse un braccio grosso e grasso, a stento contenuto in una buffa divisa di tela degna dell’ammiraglio Nelson – mi presento. Capitano Alberto Schettino. Non mi mostro in pubblico per ovvi motivi.»
«Schettino?»
«Sì, mio cugino primo fece una fesseria, ma aveva l’amante addosso mentre timoneggiava. Io invece non ho mai conosciuto l’onta di un naufragio. Se ne ricordi!»
Raggelato Rodolfo accennò ad andare, sciogliendosi da quelle massiccia stretta di mano.
«Capità, non mi cominci stasera però eh, che la mia donna è molto superstiziosa. Il Titanic, la Costa Concordia… qui ci manca il mozzo superstite della Moby Prince.»
Schettino invece di offendersi rise sguaiatamente.
«C’è. È il nostro vicecommissario di bordo. Contento?»

Lara lo attendeva alla cena di gala nel salone, non aveva voluto dirgli altro. Rodolfo soppesò l’idea di gettarsi in mare e chiedere asilo politico alla Grecia, poi decise di andare a cambiarsi e raggiungerla.
Ma l’impiegato della BariMare non l’avrebbe passata liscia, ora ne era certo.
«Sei davvero uno schianto stasera amore.»
«Oh anche tu» rispose Lara elettrizzata.
«Vedo che hai recuperato il buonumore, meno male!»
«Stasera amore… seratona! Sei pronto?»
Rodolfo fu percorso da un brivido.
«Eddai un po’ di entusiasmo!» insistette Lara.
La nave si inclinò leggermente.
«Il mare si sta agitando, speriamo bene» disse Rodolfo laconico.
Lara sbiancò.
«Cosa c’è amore?»
«Niente di niente.»
«Sicura?»
L’inclinazione della nave aumentò e si avvertirono dei leggeri sussulti.
«Però… monta in fretta, guarda che flutti!» disse Rodolfo guardando fuori dal grande oblò alla sua destra.
Lara invece era ammutolita.
«Ma ti senti bene amore?»
«Forse no. Sai, il mal di mare…»
«Credo sia meglio che tu vada a stenderti.»
«Non ci penso nemmeno! Resisterò fino alla torta.»
Lara si morse le labbra.
«Quale torta amore?»
«Non so, dicevo per dire.»
«Ah ecco.»
Il mare continuò ad agitarsi mettendo a dura prova Lara che però resistette eroicamente.
«Amore non hai quasi toccato cibo, tieni il posto per la torta?»
Lara lo fulminò con un’occhiataccia.
Le luci della sala si spensero all’improvviso e tutti i commensali precipitarono nel panico.
La signora del tavolo a fianco scattò in piedi urlando «DOBBIAMO CORRERE ALLE SCIALUPPE!» ma fu prontamente rassicurata da un cameriere che, in un idioma incomprensibile, le spiegò che era tutto sotto controllo.
Le luci in realtà erano state spente per creare l’atmosfera giusta al trionfale ingresso della torta di Rodolfo, con tanto di candeline pirotecniche.
L’intera sala, sollevata dallo scampato pericolo, applaudì calorosamente intonando subito dopo il classico HAPPY BIRTHDAY accompagnato dalle note del pianista di bordo.
«Il comandante Schettino e tutto l’equipaggio augurano buon compleanno al signor Rodolfo dal Bianco. Allegria e champagne per tutti!» tuonò l’interfono. Ma al posto del prevedibile applauso nella sala calò il gelo, Lara spezzò il bacio e si ritrasse dall’abbraccio, solo alcuni steward, non nuovi all’effetto-naufragio, ridacchiarono senza remore.
«Rodolfo, ma lo hai fatto apposta?»
«Una semplice omonimia amore, Schettino è un cognome diffuso…»
L’entrata in sala del Comandante però diede il colpo di grazia all’uditorio.
«Omonimia? È lui, altro che!»
I camerieri, senza smettere di ridere, continuavano a servire fette di torta, dolci e coppe di spumante da quattro soldi. I passeggeri ripresero a vociare, ma il nervosismo era palpabile.
Rodolfo soppesò le opzioni che aveva:
scendere al primo approdo, rientrare di corsa in aereo e presentarsi alla BariMare con un piccone, Ringo e Alì.
Far finta di nulla e sperare che quella vecchia ciabatta restasse a galla fino al rientro resistendo all’isteria crescente di Lara.
Buttarsi in mare e chiedere asilo politico alle autorità greche.
«Forse la busta C è la migliore!» esplose, facendo sobbalzare Lara.
Il Capitano poi si avvicinò al loro tavolo manco fossero sposini e, sorridendo con aria ebete, propose un magnifico selfie ricordo in mezzo agli “Sposi”.
Anche la torta era chiaramente nuziale, tutti i passeggeri sembravano persi, le facce ricordavano dei fumatori d’oppio.
Un boato fece rotolare ciò che restava della torta per terra, i tavoli fissati al pavimento rovesciarono stoviglie e coppe di plastica, dalle cucine cominciò ad allargarsi una pozzanghera scura.
«Collisione capitano!» urlò qualcuno.
Lara a quel punto svenne, Rodolfo provò a sorreggerla, ma Schettino sorridendo lo rassicurò.
«Siamo solo a sei miglia dalla costa, adesso vado sul ponte a coordinare l’evacuazione. Si fidi di me.»
Con Lara inerte fra le braccia si accasciò disperato sul tavolo.

***
«Buon compleanno amore! Oggi colazione speciale in cabina e stasera… vedrai!» cinguettò Lara, avvolta da un finissimo body nero.
«Cosa? Che succede?»
«Amore è il tuo compleanno e sono le dieci del mattino. Ce n’è voluta a svegliarti, eri davvero stanco.»
«Le dieci? Ma dove siamo?»
«Amore che hai? Forse un caffè ti sveglierà.»
«Siamo già partiti?»
«Siamo a trenta miglia da Creta amore!»
«E il Titanic? Schettino? La Moby Prince?»
«Sì e il comandante De Falco… Rodolfo sveglia, stai dicendo un mare di fesserie!»
«Ma il museo del Titanic?»
«Quale museo? Amore dimmi la verità, stanotte sei sgattaiolato al bar?»
Rodolfo si poggiò le mani sulle tempie, chiuse gli occhi per qualche istante, poi li riaprì. Lara era lì, sorridente e più bella che mai. La cabina era quella di una comunissima classe turistica, senza lavabi a mano o anticaglie. Dopo aver divorato l’abbondante colazione passeggiò sul ponte con Lara, non c’erano tracce di legno né fumaioli, le divise del personale erano moderne, il capitano poi era un greco di mezz’età che non parlava quasi l’italiano.
«Ho sognato tutto, meno male!»
«Cosa hai sognato amore?»
«Di tutto e di più, meno male che è andata così.»
Entrarono in sala da pranzo, la torta era un po’ spartana ma non certo nuziale, la bottiglia di Champagne pareva di scarsa qualità… però tutto era normale, inclusa la relativa indifferenza degli altri passeggeri.
«Brindiamo amore, buon compleanno!»
Si baciarono teneramente e dai tavoli intorno partì un tiepido applauso.
Finalmente rilassato Rodolfo sedette e versò a entrambi altro Champagne.
Un colpo secco però fece rotolare la bottiglia, molte stoviglie si sparsero sul pavimento e qualcuno urlò.
«Emergenza collisione, tutto il personale in pancia. Abbandonare la nave!»
Lara e Rodolfo, rassegnati, si incolonnarono verso le aree di evacuazione.

Anno pubblicazione

2021

Pagine

330

Formato

14x20

ISBN

978-88-9347-156-5

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