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Ilaria Montaguti

Il corpo incorrotto

Il corpo incorrotto
Prezzo 12,00

L’ispettore Edo Guidi si sentiva come un pesce fuor d’acqua lì a Bologna. Il solido giudizio professionale di se stesso che aveva maturato nel corso degli anni trascorsi a San Giovanni in Persiceto stava barcollando a causa del timore di essere inadeguato.
L’ufficio del commissario piombò nel silenzio.
Pelagatti osservava Guidi con sguardo valutativo. Poi disse una sola parola: “Prove?”
“Purtroppo no commissario, abbiamo in mano solo ciò che le ho riferito. Lo so che è un azzardo”.

Non si può girare per le vie di Bologna senza meravigliarsi dei suoi tesori. I monumenti, sotto gli occhi di tutti, avvolgono in un abbraccio i suoi abitanti. Il Gigante, che si erge fiero e possente, rivendica il dominio sulla città. La maestosa chiesa di San Petronio sorveglia benevola chi si siede nei suoi gradini. Le due torri si contendono il cielo.
Ma esiste anche una Bologna misteriosa e segreta, sconosciuta al brulichio agitato di persone che ogni giorno anima le piazze e le strade. E solo scavando in profondità si possono portare alla luce storie e leggende dimenticate nel tempo, capaci persino di insinuare ossessioni nell’animo umano. Storie e leggende per le quali si può uccidere.

Primo capitolo

CAPITOLO 1



Martedì mattina
L’ispettore Edo Guidi camminava lungo via Ugo Bassi con passo veloce e nervoso. Non riusciva a togliersi dalla testa la lettera che gli era arrivata il giorno prima come un fulmine a ciel sereno.
Le tranquille abitudini quotidiane e le amicizie consolidate durante tutti gli anni trascorsi nel Commissariato di San Giovanni in Persiceto stavano scivolando via dalle sue mani per colpa di poche asettiche parole: trasferimento nel Commissariato Due Torri San Francesco a supporto del Commissario attualmente in forze. Ordine con effetto Immediato.
Un bello schiaffo dalla realtà con zero preavviso. Dallo sgomento la lettera gli era caduta a piombo sul suo nuovo parquet. Quasi meccanicamente aveva composto il numero di Walter, suo superiore ma prima di tutto suo amico, raccontandogli l’accaduto.
La voce mesta di Walter era stata eloquente.
— Non posso fare nulla… e ci ho provato ti assicuro… ma in centro quel posto, che a quanto pare è una brutta gatta da pelare, è rimasto vacante e il tuo curriculum è troppo appetibile allo scopo. Ti ripeto… purtroppo ho le mani legate e non sai quanto mi dispiaccia.
La lunga telefonata che ne era seguita gli aveva permesso almeno in parte di razionalizzare ma soprattutto, grazie alle conoscenze del suo ex superiore, di avere informazioni importanti sul nuovo incarico.
— Da quanto so il tuo nuovo capo è un tipo scomodo, curriculum eccellente costellato di riconoscimenti bla bla bla… ma dal brutto carattere. L’acume e l’intelligenza investigativa non sempre va di pari passo con le buone maniere... l’ispettore precedente non ha retto e ha ottenuto il trasferimento dopo un paio di anni dalla richiesta. Ed eccoci qui. Comunque… vista l’impossibilità di scelta ti dico ciò che penso realmente: ti conosco e capisco che tu sia riluttante, ricominciare da zero non è facile per nessuno, ma sarà un’occasione per mostrare quanto vali.
— Ma perché io? — aveva chiesto l’ispettore.
— Semplice, perché sei bravo e… con uno stramaledetto buon carattere. Mi mancherai Edo.
~
Il commissario Primo Pelagatti strinse la cravatta. Il nodo era perfetto come sempre. Prese dall’indossatore la giacca della divisa e la infilò allacciando i bottoni accuratamente. Controllò l’assenza di pieghe. Mancava il cappello, ma sapeva di essere in tempo. Aveva i soliti 10 minuti per indossarlo, sistemarlo e risistemarlo fino a trovare la posizione corretta e poi ripettinare i capelli in vista.
“Perfetto” pensò tra sé “sì… non c’è aggettivo più calzante per descrivermi.”
La moglie, avvolta in una lucida vestaglia di seta rosa con in testa degli enormi bigodini, era in cucina a fare colazione mentre leggeva l’ennesimo giornale di gossip. Prima di uscire di casa lui la salutò con un fugace bacio sulla guancia, quasi solo per sentirsi dire come tutte le mattine: — Sei sempre così elegante tesoro! Buona giornata!
Si incamminò verso il commissariato Due Torri. Cinque minuti e sarebbe arrivato. Percorse Piazza San Francesco godendosi la fresca brezza di aprile e il sole che faceva capolino tra le rade nuvole bianche. Quel giorno sarebbe arrivato il nuovo ispettore, si preparò mentalmente il discorso. L’avrebbe ricevuto con le dovute maniere.
~
Da quando il marito era mancato, Bitisia De’ Rossi andava in negozio di mattina presto. Le piaceva iniziare la giornata curando i mobili antichi in mostra: li spolverava e li nutriva con l’olio accudendoli come se fossero dei figli. Impiegava anche più di un’ora, ma per lei il tempo speso in quell’attività non era mai troppo.
Poi si dedicava alla lettura della posta e, soprattutto, dell’ultima uscita di una qualsiasi rivista del settore. Spesso vi si trovavano affari interessanti, arredi d’antiquariato in offerta perché da restaurare. E Bitisia adorava restaurare mobili. A dire il vero era sempre stato quello il suo mestiere. Il negozio di mobili antichi non era suo, l’aveva ereditato dal marito antiquario, così come l’agiato tenore di vita di cui godeva.
Recentemente nel negozio aveva ricavato un angolo adibito a laboratorio di restauro. Suo marito non aveva mai voluto rimpicciolire lo spazio espositivo del locale e non aveva mai compreso appieno le sue esigenze, ma poi era arrivato anche per lei il momento di decidere. Ogni giorno, dopo aver aperto il negozio al pubblico, si sedeva nella sua postazione e, con estrema soddisfazione, riprendeva l’attività di restauro sul mobile di turno impegnando così le diverse ore della giornata in cui non entravano clienti.
La sua era una vita tranquilla, forse per alcuni troppo monotona e piena di solitudine, ma lei era appagata così. In passato aveva dovuto sopportare momenti difficili, ma alla fine le sue preghiere erano state ascoltate.

Anno pubblicazione

2021

Pagine

100

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-447-4

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