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Enrico Solmi

Il Procuratore del Diavolo Solmi Enrico

Il Procuratore del Diavolo Prezzo del libro 14,00
Il Procuratore del Diavolo Oppure scaricalo da

Una notte scura e fradicia. Un ragazzo che scappa da una delusione d’amore, un uomo dalla squallida esistenza e un commissario di polizia che porta le colpe del passato:
un incontro che cambierà per sempre le loro vite.
Vite diverse, ma unite dal filo tragico della vita, del tempo che passa.
Vite diverse, ma che potrebbero essere la stessa.
Un on the road filosofico con i connotati del thriller.
Un avvertimento del destino che inseguirà i protagonisti di questo romanzo anche anni dopo, arrivando a sconvolgere la vita di un tranquillo sobborgo e dei suoi bizzarri abitanti.
Un nuovo incontro, un nuovo segno del destino, che farà riemergere colpe passate e desideri proibiti fino alla sorprendente e tragica conclusione.

"Io vi porto la testimonianza di quello che vi aspetterà, anime dannate, perché possiate prendere coscienza del vostro destino, nel regno del mio Signore. Il vostro destino e quello di tutti gli uomini e le donne di questo misero pianeta. Il terrore regnerà sovrano e il caos dominerà. E quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto Vivente che diceva: “Vieni!”. E subito vidi apparire un cavallo verdastro, e colui che vi stava sopra aveva nome la Morte e l’Inferno lo seguiva. E subito dal cavallo nacque un asino, sopra il quale c’era un quinto cavaliere, piccolo e tozzo, dalla grande testa e il suo nome era Ignoranza e gli fu dato il potere di togliere la saggezza dalla terra e di far sì che gli uomini non si capissero più fra di loro in modo che non avessero più bisogno di usare i propri sensi e pensare con la propria testa. E a lui fu data autorità su tutto quanto rimaneva della terra, per governare dove la carestia, la peste, la spada e la morte non avevano ancora colpito. E gli uomini soggiacquero al suo giogo. E questo cavaliere ebbe sedici figli. I loro nomi erano Ottusità, Prepotenza, Arroganza, Presunzione, Vanagloria, Ostentazione, Tracotanza, Superbia, Fatuità, Arrivismo, Qualunquismo, Cinismo, Indifferenza, Egoismo, Edonismo e Potere. E di nuovo si spartirono quanto rimaneva della terra."

Stefano rimane vittima suo malgrado della follia di un uomo disperato a cui aveva chiesto un passaggio. A distanza di anni è ancora perseguitato da incubi che non gli permettono di vivere normalmente e lentamente la disgrega insieme a alle vite di chi gli sta vicino.
Il commissario Magiari, che aveva seguito il suo caso, mettendosi sulle sue tracce leggendone il diario, si imbatte in una serie di bizzarri e tragici personaggi e in un misterioso uomo vestito di nero che condiziona le loro vite e li spinge a realizzare i più reconditi e torbidi desideri.

Primo capitolo

CAPITOLO I

 
DELITTO AL PARCO
 
Misterioso delitto davanti ai giardini pubblici. Giovane cameriera accoltellata  trovata da un guardiano. L’arma del delitto rinvenuta in un cassonetto. Un testimone oculare afferma di aver visto un uomo allontanarsi in fretta. Le indagini sembrano circoscritte al locale dove lavorava la donna. Si batte la pista del delitto passionale.
Dal nostro inviato nella cronaca cittadina.
 
Appena entrato, il commissario Magiari cercò di allontanare da sé il gelo della serata. Sentiva ancora addosso lo sguardo inquisitorio della donna assassinata, sguardo che pareva rievocare la domanda che da sempre lo assillava: perché? Ogni morte violenta, e tante ne aveva viste, lo portava a dubitare, lui, credente devoto, dell’esistenza di Dio. Era stato un guardiano a trovare il cadavere e a scorgere l’uomo che si allontanava di corsa prendendo un autobus. La donna non aveva documenti, ma il guardiano l’aveva riconosciuta come Ivana Grossi, cameriera nella birreria di Anselmo. Il locale si trovava a poche centinaia di metri da lì e il commissario decise di andarci personalmente.
“Vorrei parlare con il signor Anselmo, per favore” disse ad un corpulento barista, mostrandogli il distintivo. “Si tratta di Ivana Grossi. Lavora qui, mi è stato detto”.
“Che cosa ha combinato stavolta? Doveva iniziare un’ora fa!”.
Spruzzi alcolici partirono dalla bocca dell’uomo e il suo viso si fece vermiglio. Magiari sospirò.
“Vorrei fare alcune domande direttamente al signor Anselmo, se non le dispiace”.
“Sono io il signor Anselmo. Quella è una puttana; se i clienti le sbavano dietro e lei li incoraggia, io non c’entro: è un locale serio, questo. L’ho assunta solo per rispetto al vecchio Boschi. È suo nonno e viene qui tutte le sere. Guardi, è là, nell’ultimo tavolo in fondo”.
Magiari si girò e vide un uomo robusto, immobile, intento a fissare un enorme boccale di birra. Ciò che lo colpì furono i capelli, così folti e candidi da formare una sorta di aureola. Asciugatosi la fronte con un fazzoletto, il commissario si diresse verso Boschi, allontanandosi dalle sgradevole eruzioni di Anselmo.
Il vecchio Carlo Boschi osservò avvicinarsi l’ingombrante mole di Magiari, riflessa nel vetro del bicchiere. Il suo boccale di birra era come una sfera magica: in esso vedeva tutto, passato, presente e futuro.
“Signor Boschi, sono il commissario Magiari della Polizia di Stato. Si tratta di sua nipote”.
L’uomo non si mosse.
“Signor Boschi, mi ha sentito?”.
Gli occhi infossati continuavano a fissare il liquido chiaro, sovrastato da una sottile striscia di schiuma. Osservava le minuscole bolle dissolversi, una a una, come attimi di vita che se ne andavano per non tornare più.
“Senta…” riprese stringendo gli occhi “Non vorrei…”.
“Lo lasci perdere, è rimbambito. Ma che cosa è successo a Ivana?”.
“Lei chi sarebbe?” domandò Magiari, irritato per l’intrusione.
“Sono Marilisa, una collega di Ivana” rispose una procace ragazzona dalle labbra sporgenti, pesantemente truccata. “Ivana è orfana sa? Vive con il vecchio. Non dia ascolto a quel maiale di Anselmo, lei è solo un po’… Inquieta, ecco. Ha avuto molti uomini, questo è vero, ma per lei tutti importanti. Loro però si stancano presto e la lasciano. Non è una puttana, è solo bisogno di affetto il suo. Pensi che vorrebbe tanto un bambino. Tiene un album…”
“Un album con foto e ritagli di riviste?”.
“Sì. Tutte foto di bambini, di famiglie felici; me lo fa sempre vedere, è il suo sogno proibito. Spesso va al Parco a fotografarli e una volta quasi la arrestavano. Ma come fa a sapere dell’album? L’avete arrestata?”.
“No, l’abbiamo trovato…” Magiari si morse le labbra. Il flusso di parole di Marilisa lo aveva confuso. Cercò di riprendere in mano la situazione. “Ivana frequentava qualcuno in particolare, ultimamente?”.
“Purtroppo sì. Prima l’aveva blandita con poesie sdolcinate, con belle parole. Adesso viene qua a giocare a videopoker e non la considera. È uno studente, si chiama Stefano”.
Il vecchio Boschi si ricordava di Stefano. Ieri sera li aveva visti discutere, lui e Ivana. Ivana… Riflessa nel boccale si confondeva con le altre Ivana della sua vita, sua moglie e sua figlia. Il passato si confondeva con il presente. Ieri, dopo la discussione, Ivana si era messa a piangere e Anselmo aveva urlato.
“È più giovane di lei. Uno stronzetto di vent’anni pieno di soldi. Purtroppo non so molto di lui. Ma che cosa è successo? Se quello ha fatto del male a Ivana, io…”
La voce stridula di Marilisa fece vibrare la schiuma della birra. Non era come quella armoniosa di Ivana.
Nonno, ho conosciuto un ragazzo, scrive delle poesie stupende, è istruito, ascolta musica classica. Ha un debole per Mozart, dice che è il più grande. È diverso dagli altri, sono così felice.
Sono stata a casa di Stefano, è una così bella casa. Sua madre mi fissava, mi sono sentita a disagio.
La madre di Stefano mi disprezza, ne sono sicura. Lui ascolta sempre sua madre. Ieri mi ha detto che non mi avrebbe portata all’Opera perché non avevo i vestiti adatti.
Stefano non mi ascolta più. Forse se avessimo un bambino…
“D’accordo” la voce rassegnata di Magiari interruppe il flusso dei ricordi. “Siamo sicuri che non ci siano altri parenti? Signor Boschi, ora glielo devo dire: sua nipote è stata accoltellata. È morta. E lei deve venire con me all’obitorio, per il riconoscimento. So che non è una cosa piacevole, ma è necessaria…”
“Conosco l’indirizzo di Stefano.” proruppe improvvisamente Boschi senza alzare lo sguardo, facendo sobbalzare il commissario. “Lo troverete sicuramente là, tra le gonne della madre. E verrò per il riconoscimento”.
 

Anno pubblicazione

2012

Pagine

250

Formato

14x20 cm

ISBN

978-88-6810-009-4

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